Festival Rassegna web

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Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Gio Gen 24, 2013 8:12 pm

LO SPACCATV INTERVISTA ANDREA LAFFRANCHI, CRITICO MUSICALE DEL CORRIERE DELLA SERA

Oggi lo Spacca Tv intervista Andrea Laffranchi, una delle firme più autorevoli del giornalismo di spettacolo. Il critico musicale del Corriere della Sera parla con noi dell’imminente Festival di Sanremo, delle scelte della commissione artistica e delle possibili sorprese. Approfittiamo anche per parlare dell’attuale momento della musica italiana, dei talent show e dei suoi gusti musicali.

Andrea, manca poco al Festival di Sanremo. Condividi le scelte dei Big fatte da Fazio e dalla commissione artistica?
“Si vede l’impostazione di Fazio-Pagani, chic ma di gusto. Manca il grande nobile alla Dalla-Battiato-Vecchioni degli ultimi anni e l’assenza dell’ hip hop lo rende poco “contemporaneo”.

Chiara un mese e mezzo fa ha vinto X Factor. È la sua grande opportunità o è maggiore il rischio di bruciare le tappe?
“Anche Marco Mengoni lo fece (allora era previsto dal regolamento che il vincitore di XF sarebbe andato a Sanremo) e oggi lo troviamo ancora fra i big. Siamo sicuri, però, che Il Cile non avesse le sue stesse carte?”.

E da Annalisa cosa ti aspetti?
“Ha bisogno di una grande canzone e, ancora di più, di un grande album. Credo che la sua voce non si discuta“.

Si parla di Malika come favorita e come al solito degli ex talent, ma a parte loro, secondo te, chi può davvero sfruttare al meglio questa vetrina?
“A Sanremo vinci se allarghi il tuo pubblico”.

Richard Gere, Penelope Cruz, McCartney. Si fanno tanti nomi sui super ospiti, ma secondo te c’è un nome che non è ancora uscito e che sarà all’Ariston?
“Se lo sapessi non lo direi qui”.

Festival una settimana prima delle elezioni. Che clima si respirerà, come vedi la Littizzetto?
“Spero che non si faccia imbavagliare”.

Cosa ne pensi dell’attuale momento delle major discografiche? In futuro potrà crescere qualche etichetta indipendente?
“Le major hanno trovato un nuovo equilibrio. Certo non sono più le corazzate di una volta. Due giovani che sono al festival, Nardinocchi e Il Cile, e che non arrivano dai talent fanno sperare che stia tornando anche la capacità di fare scouting”.

Rai2 dopo il flop di Star Academy proporrà The Voice, cosa ti aspetti?
“Mi piacerebbe un programma veloce. Ma credo che la struttura delle tv generaliste non lo permetta e allungare il brodo rende tutto più noioso”.

Tante edizioni di Amici e X Factor, il tuo preferito e quello che avresti voluto vedere sfondare.
“C’era qualcosa nei Bastard Sons of Dioniso. I miei preferiti sono stati Marco Mengoni, Annalisa e Pierdavide Carone”.

Qual è l’intervista che non hai ancora fatto per il Corriere e sogni di fare?
“Bob Dylan sarebbe un colpaccio”.

Il tipo di tv che apprezzi e quella che proprio non sopporti.
“Non sopporto i talk politici pur avendo una passione per la politica e non sopporto la tv del pomeriggio (che purtroppo è sempre accesa in redazione)”.

Concerto degli Oasis e dei Radiohead, la stessa sera. A quale vai o saresti andato?
“Se è la reunion, gli Oasis. Altrimenti cerco di vederne metà e metà”.

Il gruppo e il/la cantante migliore di sempre?
“The Beatles senza se e senza ma”.

Una cosa che la musica italiana non avrà mai?
“La coolness”.

http://www.lospaccatv.it/2013/01/24/lo-spaccatv-intervista-andrea-laffranchi-critico-musicale-del-corriere-della-sera/
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Ven Gen 25, 2013 6:33 pm

Sanremo 2013, abbiamo ascoltato tutte le canzoni dei Campioni. La nostra recensione brano per brano

Le canzoni non esistono finché qualcuno non le ascolta. Noi di Sorrisi abbiamo avuto l’onore di sentire in anteprima i brani dei Campioni di Sanremo 2013, in una fredda ma assolata mattina di gennaio, negli studi della Rai di Milano, di fronte allo sguardo orgoglioso e soddisfatto di Fabio Fazio e Mauro Pagani.

Una vera ondata di musica: quest’anno partecipano 28 canzoni (due per ogni Campione in gara) e dopo un primo ascolto è difficile capire fino in fondo il valore dei singoli brani. Ma è abbastanza per farsi un’idea di quali siano le tendenze, i temi ricorrenti, le sonorità, e i più validi concorrenti di questa edizione.

Almamegretta
Dopo vent’anni di carriera, la band di Raiz porta all’Ariston in entrambi i brani un sound complesso e variegato che mescola il ritmo del reggae, la sperimentazione della musica elettronica e il blues della calda voce del suo leader. Tutti e due i loro brani sono suggestivi e molto figurativi: «Mamma non lo sa» è una nostalgica storia di urbanizzazione («Mangio scatolette, non cucino più» che si conclude con un invito a «riprenderci l’umanità») mentre «Onda che vai» racconta un intenso viaggio verso un sogno di libertà: dopo tutto, il nome gruppo si traduce «Anima Migrante».

Annalisa
L’unica ex concorrente di «Amici» in gara quest’anno porta due canzoni spiccatamente sentimentali, nella tradizione del Festival. La sua «Scintille» è quella più veloce, con un piglio decisamente «jazzato» in cui a un certo punto fa la sua comparsa anche una fisarmonica: sarà una delle costanti del festival. «Non so ballare» è invece una ballata più tradizionale e romantica (l’autore è Ermal Meta, leader della band La Fame Di Camilla) in cui la Scarrone racconta un travolgente amore a prima vista: a danzare saranno infatti le farfalle nel suo stomaco.

Malika Ayane
Il suo ritorno a Sanremo è guidato dalla mano esperta di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, autore di entrambi i brani. Che sono due variazioni sul tema della perdita e dell’assenza: «E se poi» è un pezzo più ritmato, mentre «Niente» parte con dolcezza, con un semplice arpeggio di chitarra e la voce di Malika, a cui si aggiunge il pianoforte, per raggiungere gradualmente un emozionante crescendo mentre Malika canta a gran voce «non resta più niente».

Chiara
La vincitrice di «X Factor» sarà anche «l’ultima arrivata» ma si fa accompagnare da due autori d’eccezione. «L’esperienza dell’amore» (scritta da Zampaglione dei Tiromancino) è un brano che esplora l’effetto sconvolgente e formativo del sentimento amoroso, paragonato a un treno in corsa, a un onda, al rapimento totale dell’estasi. È una sorta di tango, invece, il suo secondo pezzo, «Il futuro che sarà», scritto da Francesco Bianconi dei Baustelle, porta la sua impronta ricercata: un invito a sognare, in faccia a una vita che spesso è «una comoda anestesia».

Simone Cristicchi
Davvero curiosi i testi del cantautore di «Ti regalerò una rosa», giunto al quarto festival. «Mi manchi» è una canzone d’amore, costruita su un lungo, poetico e buffo elenco di similitudini della mancanza; nel suono e nell’arrangiamento, si rifà alla musica popolare, con violini e fisarmoniche. «La prima volta (che sono morto)» è un brano originale che esorcizza la perdita con spirito laico e ironico: è raccontato dal punto di vista di un defunto, che nell’aldilà incontra Chaplin, Pertini e il nonno partigiano che gli chiede: «Avete cambiato il mondo?». Niente paradiso, ma una «scuola serale» dove si insegna ad apprezzare meglio la vita. Come si dice alla fine: «Sarà per la prossima volta».

Elio e le Storie Tese
L’auditorium accoglie con un piccolo applauso i due brani della band, di nuovo a Sanremo dopo 17 anni. Sono ovviamente le canzoni più folli e divertenti del Festival. «Dannati forever» gioca con il concetto religioso di peccato, elencando i predestinati a un’eternità tra le fiamme (tra cui gli esodati e… i giornalisti) in cui l’Inferno è paragonato, in rima, a una giornata d’agosto «sulla Reggio Calabria – Salerno». Puro virtuosismo il secondo brano, «La canzone mononota»: Elio canta (quasi) tutto il pezzo usando una sola nota, e diventa un viaggio negli stili della canzone sanremese. Alla fine, Mauro Pagani ci fa sapere che la nota è un Do.

Max Gazzé
Se molti cantautori propongono un pezzo lento e uno veloce, l’autore di «Il solito sesso» tiene il ritmo piuttosto serrato e l’asticella dell’ironia molto alta, in entrambe le canzoni. «Sotto casa» è un brano costruito su una metrica ardita ma impeccabile, raccontato dal punto di vista di un «messaggero» che bussa a una porta per proporre la salvezza, e si conclude con un vero coro «da stadio». Il tema di «I tuoi maledettissimi impegni» è chiaro fin dal titolo: l’amata ha sempre da fare e quindi lui, cantante sfaccendato, si immagina di diventare il suo fermaglio, o di rimpicciolire per entrare nella borsetta e passare più tempo con lei.

Raphael Gualazzi
Due anni dopo aver vinto tra i giovani, l’urbinate torna a Sanremo da vero Campione con due brani accomunati da uno spirito liberatorio, che sottolineano il suo talento come pianista oltre che come compositore e interprete. Il testo di «Sai (ci basta un sogno)» è poetico e complesso, l’inizio pianoforte e voce lascia spazio a un ritornello energico in cui Raphael tira fuori la voce, cantando «per sopravvivere ci basta un sogno»; c’è tempo anche per un virtuosistico assolo di piano. «Senza ritegno» è un brano più veloce dal ritmo jazz quasi latino con un uso distintivo della tromba nel finale: decisamente più sperimentale ma irresistibile.

Marta sui tubi
Come previsto, i due brani della band nata a Bologna sono tra i più originali della rassegna. In particolare «Dispari», che parte e si conclude con un coro quasi gregoriano e dove domina la voce aggressiva e inconfondibile di Giovanni Gulino: il testo è altrettanto sorprendente, con ardite citazioni nel ritornello (Oscar Wilde e i Sonic Youth, i Motorpsycho e Mallarmé) e una frase come «non soffro se mi sento solo, soffro se mi fai sentire dispari». La seconda canzone, «Vorrei», è la richiesta di perdono di fronte a un amore compreso troppo tardi in cui Gulino chiede «perdono alla pastorizia per aver rovinato l’immagine di una pecora nera».

Marco Mengoni
Anche il secondo ex concorrente di «X Factor», già sul podio di Sanremo tre anni fa, viene accompagnato da autori con la A maiuscola. «Bellissimo», il brano scritto da Gianna Nannini e Pacifico, è quello più veloce, quello dove Marco può sfruttare al meglio le sue doti vocali e, in alcuni passaggi, sembra quasi il brano di un musical per Broadway. Più tradizionale la ballata «L’essenziale», scritta tra gli altri da Roberto Casalino: una canzone d’amore da manuale.

Modà
Dopo aver vinto per mano di Emma come autore di «Non è l’inferno», Kekko Silvestre riprova a portare a casa il titolo con la sua band. Entrambi i brani sono propositivi e pieni di energia: «Come l’acqua dentro il mare» accontenterà i fan del gruppo con un invito a «far tesoro di ogni respiro» e a «difendere la bellezza del perdono». L’altra canzone, intitolata «Se si potesse non morire», è invece un inno alla bellezza e alla semplicità delle cose, in cui Silvestre immagina di poter vivere in un mondo in cui l’amore e i sogni sono capaci di annullare la morte.

Simona Molinari e Peter Cincotti
Grazie alla cantante lanciata dal Festival nel 2009 torna sul palco un grande del passato come Lelio Luttazzi. È suo infatti il brano «Dr. Jekyll and Mr. Hide», uno spiritoso pezzo swing vecchio stile sull’adorabile schizofrenia delle nostre personalità: «Siamo tutti mezzi matti» canta la Molinari. Più veloce, quasi ballabile, è invece «La felicità», canzone apparentemente allegra che in verità parla di una storia d’amore finita e di una felicità perduta; il sound avvicina il folk alla dance. È lecito immaginare una versione remixata.

Maria Nazionale
Tocca alla cantante di Torre Annunziata, in un’edizione segnata indubbiamente dalla componente folk, il compito di portare il calore della musica partenopea sul palco dell’Ariston. Non se lo fa dire due volte: se «Quando non parlo» è una canzone d’amore in cui la Nazionale invoca un «bisogno infinito di poesia» mentre «il mondo galleggia nella bugia», l’obiettivo è perfettamente raggiunto nel secondo pezzo, «È colpa mia», brano più lento e malinconico in cui la cantante ammette le proprie responsabilità di fronte a un sentimento spezzato. È infatti cantato interamente in dialetto.

Daniele Silvestri
Le due anime del cantautore romano si incontrano nei due brani proposti per il Festival. Da un lato c’è «A bocca chiusa»: parte da una citazione di «La società dei magnaccioni» («Fatece largo») e da un riferimento a un classico di Gaber («Partecipazione è libertà, ma è pure resistenza») ed è il racconto appassionato di una manifestazione politica per le strade di Roma, che si conclude con una melodia mormorata dal cantante. Dall’altro c’è «Il bisogno di te», una canzone sulla dipendenza amorosa, decisamente più vicina allo stile ironico e danzante di uno dei suoi più grandi successi, che presentò proprio a Sanremo, ovvero «Salirò».

http://www.sorrisi.com/2013/01/25/sanremo-2013-abbiamo-ascoltato-tutte-le-canzoni-dei-campioni-la-nostra-recensione-brano-per-brano/


Ultima modifica di Deianira il Ven Gen 25, 2013 6:35 pm, modificato 2 volte
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Eloisa il Ven Gen 25, 2013 6:34 pm

a Conti fatti
Ed eccomi qui. Finalmente posso parlare. Ho ascoltato tutte e 28 le canzoni di Sanremo. Premesso che sono tutte in media di livello alto e la scelta della Commissione è stata mirata a non scontentare nessuno e ad occhio e croce ci sono riusciti. Qui parlo solo di quelli che mi sono rimasti impressi al primo ascolto, poi dovrò riascoltarle più avanti. Ve lo dico subito: Chiara, Malika, Mengoni e Annnalisa mi hanno convinto subito e per motivi diversi. Chiara per la potenza della voce sopra una ballad davvero potente (L'esperienza dell'amore), Malika per una canzone raffinata che arriva dritta al cuore (Niente), Mengoni per proporsi in maniera inedita e assolutamente convincente con il brano della Nannini/Pacifico (Bellissimo) e Annalisa è nel pieno della sua maturità artistica con la ballata rock di Ermal Meta, leader de La Fame di Camilla una band che a me piace molto e che conosco da tempo. Poi nota di merito per Simone Cristicchi e Max Gazzè per la loro ironia spiazzante ma questa è un'altra storia. Le sorprese che possono venire del Festival sono quelle di Simona Molinari con Peter Cincotti che presentano un motivetto che entra subito in testa (Dr Jekyll Mr Hyde) e gli Almamegretta con la bella voce di Raiz in "Mamma non lo sa". Occhio anche ai romanticissimi, ora più che mai e lo ascolterete, Modà che abbandonano i ritmi rock per due ballatone. Per tutti gli approfondimenti e impressioni sugli altri brani domani mattina leggetemi su http://www.tgcom24.mediaset.it/televisione e anche qui. Ciao e grazie a tutti voi!
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Jazzbianco il Ven Gen 25, 2013 6:58 pm

http://www.rockol.it/news-463909/Sanremo-2013-l%27ascolto-delle-canzoni#39;ascolto-delle-canzoni

Sanremo 2013: l'ascolto delle canzoni

Sanremo 2013: l'ascolto delle canzoni 25 gen 2013 - Sarà un Festival di Sanremo “alto”, non solo nei nomi, ma anche nelle canzoni. Oggi la stampa è stata radunata nelle sede della Rai per un ascolto complessivo dei brani in gara dei 14 "Campioni". Non che prima i giornalisti non le ascoltassero in anteprima, ma bisognava fare il giro delle sette chiese (le case discografiche) e poi mettere assieme le informazioni raccolte.
Ascoltarle tutte assieme è un’altra cosa: una scelta voluta, ha spiegato Fabio Fazio, presente in sala (un Auditorium della sede milanese della Rai). Quest’anno, come noto, le eliminazioni avverranno tra le canzoni e non tra gli artisti; la sala stampa dell’Ariston peserà per il 50% nella scelta tra le due canzoni di ogni artista, e ci si aspetta un voto “ragionato”, meno emotivo di quello del pubblico.
Ad onor di cronaca, a Rockol evitiamo quasi sempre il giro delle sette chiese discografiche: siamo convinti che le canzoni andrebbero ascoltate direttamente sul palco dell’Ariston. Lì hanno tutta un’altra dimensione e un altro effetto rispetto alle versioni di studio - peraltro quelle che abbiamo ascoltato, in alcuni casi erano versioni neanche definitive, perché molti artisti stanno ancora ultimando mixaggi e masterizzazioni se non addirittura le registrazioni stesse.
Ma l’iniziativa della RAI è assolutamente meritoria, perché permette di farsi un’idea ragionata di quello che musicalmente succederà al Festival.
Un taglio “alto”, dicevamo - ammesso che abbia ancora senso parlare di “alto” e “basso”: canzoni che spesso sono ballatone molto classiche, ma con poche, pochissime concessioni al nazional popolare e diverse scelte coraggiose.
La tendenza “conservatrice” è semmai evidente nel meccanismo innescato dal dover portare due brani: la maggior parte degli artisti ha scelto l’ecumenismo, con una ballata e un pezzo ritmato. In alcuni casi è evidente fin da subito la vittima designata, in altri i giochi sono più aperti. Ma andranno ri-sentite sul palco, lo ripetiamo. Sia quel che sia, ecco le nostre prime impressioni canzone per canzone.


Almamegretta
"Mamma non lo sa": (Della Volpe/Polcare/Tesone) Dub, ritmi in levare, elettronica, la voce sporca di Raiz: c’è tutto ciò che ha fatto amare questa band. Completamente fuori luogo per il Festival, e per questo perfetta.
"Onda che vai" (Federico e Domenico Zampaglione): Sempre ritmata, con ritmiche trip-hop su una melodia molto aperta e mediterranea. Stupisce di meno, rispetto allo spettacolo di “Mamma non lo sa”.
Impressioni: un giusto riconoscimento all’importanza di questa band. Una canzone da urlo, una un po’ meno rischiosa.

Annalisa Scarrone
“Non so ballare" (Ermal Meta): Canzone che parte con un coloritura elettronica per poi diventare una ballata molto classica (anche nel testo: “Io non so ballare/ma riesco a sentire/farfalle danzare in me”), costruita per mettere in luce la bella voce.
"Scintille" (Dario Galbiati/ Antonio Faini): Fiati e ritmi jazzati per una canzone apparentemente più “vintage”, ma anche questa molto tradizionale nella linea melodica.
Impressioni: Due brani molto diversi, per esaltare le diverse sfumature della voce. Meglio la seconda, più “diversa”.


Malika Ayane
“Niente” (Giuliano Sangiorgi): Canzone classica, ballata d’amore basata su rime, con crescendo finale: si sente la penna di Sangiorgi, anzi in un paio di passaggi è inevitabile immaginarla cantata dalla sua voce.
“E se poi” (Giuliano Sangiorgi): più ritmata, anche qua con una presenza riconoscibile della scrittura di Sangiorgi e una presenza più importante degli archi e dell’orchestra.
Impressioni: due facce della stessa medaglia, molto segnate dalla forte personalità autoriale di Sangiorgi.

Chiara Galiazzo
"L'esperienza dell'amore" (Federico e Domenico Zampaglione): Una ballatona classica, con qualche coloritura elettronica nella ritmica. Come per la prima di Annalisa, anche questa è fatta per permettere alla cantante di “X factor” di aprire la voce. E che voce... Qua la scrittura è notevole, come l’arrangiamento: bravo Zampaglione a trovare la quadratura tra canzone italiana e le sfumature “anglosassoni" della voce di Chiara.
"Il futuro che sarà" (Francesco Bianconi/Luca Chiaravalli/Lisette Gonzalez-Alea): Un tango sporcato dall’elettronica che ricorda un po’ i Gotan Project, fino all’apertura, che trasforma la canzone in una melodia più classica, che permette alla voce di aprirsi di nuovo. Una canzone più coraggiosa.
Impressioni: Chiara può cantare l’elenco del telefono. Quando poi viene dotata di ottime canzoni...

Simone Cristicchi
"Mi manchi" (Cristicchi)/Di Salvo/Pacco): Una canzone basata su immagini inusuali di mancanza (“Come una penna ad un notaio”, “A una suora il suo rosario”). Una melodia molto semplice e diretta, fatta per esaltare le parole più che la voce.
"La prima volta" (Simone Cristicchi): canzone pù ritmata, che ricorda (è un paradosso, visto che è rivale in gara) Daniele Silvestri. Un bel testo narrativo, da seguire con attenzione per apprezzare appieno la canzone.
Impressioni: Coraggiosa importanza alla parola, più che alla voce o alla melodia.


Elio e le Storie Tese
"Dannati forever" (Elio e le Storie Tese). Onanisti, comunisti, sodomiti, giornalisti... Gli Elii sono in buona compagnia nel loro inferno: una canzone “mid tempo”, costruita magistralmente, ma tutto sommato molto classica.
"La canzone mononota" (Elio e le Storie Tese): si apre come una ballatona iper-classica, voce, piano e archi, poi diventa un’esibizione delle capacità compositive degli Elii. La canzone è “Mononota” (non “monotona”): tutta basata sulla stessa nota cantata: un do ripetuto all’infinito, con continui cambi di accordi, voci, argomenti. Pirotecnica.
Impressioni: gli Elii che stupiscono si vedono soprattutto nella seconda. Virtuosismo puro, pure troppo...

Max Gazzé
"Sotto casa" (F. Gazzé/M. Gazzé/De Beniddittis): le acrobazie verbali e melodiche di Gazzé si ritrovano in questa canzone riconoscibilissima eppure diversa. Una conferma della bravura di Gazzé, con un testo che inneggia al dialogo (con riferimenti religiosi che potrebbero far discutere).
"I tuoi maledettissimi impegni" (F. Gazzé/M. Gazzé/Buzzanca): anche questa riconoscibilissima, eppure diversa, più alla Battiato (da sempre uno dei punti di riferimento di Gazzé). Più semplice nella costruzione diretta, e anche questa molto ritmata.
Impressioni: uno dei pochi a presentarsi con due canzoni veloci; anche solo per questo merita tutto il rispetto che già gli si deve.

Raphael Gualazzi
“Sai” (Gualazzi): Si apre piano e voce (inevitabilmente), poi entra l’orchestra che prende il sopravvento con un’apertura importante, per poi tornare sul piano. Una ballatona ad effetto, con venature da soul d’annata e un testo che indugia in un linguaggio forbito (“Volute velleità”, “Accidia immemore”).
“Senza ritegno” (Gualazzi): Parte ritmata ma il brano, a differenza dell’altro, mette più in luce il piano che la voce. Divertente, ma meno d’effetto di “Sai” - passerà quella, c’è da scommetterci.
Impressioni: Gualazzi, da questi brani, continua a giocare tra tradizione vintage anglosassone e canzone italiana.

Marta sui Tubi
"Dispari" (Marta sui Tubi): rock acustico nella struttura e nell’aggressività del cantato e della ritmica. Che bello sarà sentire declamato il nome dei Sonic Youth e dei Motorpsycho (citati nel testo) sul palco dell’Ariston...
"Vorrei" (Marta sui Tubi): Altra canzone originale per l’uso degli archi e della ritmica, almeno rispetto agli standard del Festival.
Impressioni: Outsider con (belle) canzoni da outsider, sono i candidati numero uno al Premio della Critica.

Marco Mengoni
"L'essenziale" (Roberto Casalino): Un’altra ballatona molto, molto classica. Piano, chitarra e archi che entrano in ordine, per sostenere la voce di Mengoni. Al primo ascolto non impressiona.
"Bellissimo" (Gianna Nannini): canzone ritmata, musicalmente e vocalmente: mette meglio in evidenza la doti della voce di Mengoni: pop di alta qualità. Che sia la canzone che è mancata a Mengoni?
Impressioni: la voce è sempre bellissima, meglio quando è meno “tradizionale” e più personale (deve ringraziare, e tanto, la Nannini per il pezzo).


Modà
"Come l'acqua dentro il mare" (Francesco Silvestre): Una ballata basata su un arpeggio di chitarra acustica a 12 corde, con improvvise aperture e vocalizzi “alla Modà”. Canzone dedicata al figlio, neoromanticismo allo stato puro (“Ricorda che l’amore a volte può far male/ma del mio non ti devi preoccupare").
"Se si potesse non morire" (di Modà): Canzone speculare alla prima, ma basata su un arpeggio di piano. Ne è la logica prosecuzione, in termini di pathos e temi (“E poi ti immagini se invece si potesse non morire e se le stelle si vedessero col sole”).
Impressioni: Giocano per vincere: è la versione odierna del rock nazionalpopolare (ed è tutt’altro che una cosa negativa, se piace il genere).

Simona Molinari e Peter Cincotti
"Dr. Jekyll and Mr. Hide" (Lelio Luttazzi) Suoni retrò (tromba in sordina e piano, ritmi swingati) per un brano divertente e retrò, con Cincotti a supportare la bella voce della Molinari. Cincotti canta bene in italiano, ma quanto canta in inglese mette una marcia in più al brano.
"La felicità" (Molinari/Vultaggio/Cincotti/Avarello): Altro brano ritmato, contemporaneamente retrò nei riferimenti e contemporaneo nei suoni. Un po’ meno divertente, un po’ più malinconico, con la voce di Cincotti meno presente.
Impressioni: tra i pochi a presentare due brani ritmati, entrambi divertenti e originali. Una bella sorpresa (ma solo per chi non la conosceva già): altra seria candidata al Premio della Critica

Maria Nazionale:
"Quando non parlo" (Enzo Gragnaniello): una canzone “meditteranea” nella ritmica, nella melodia e nella strumentazione (si sente un bouzouki), con una voce che rimanda immediatamente a Napoli.
"E' colpa mia" (di Fausto Mesolella e Beppe Servillo): Voce, piano, napoletanità allo stato puro, nelle parole e nell’uso della voce, molto più che nell’altra canzone. Scritta dagli Avion Travel ma non si direbbe.
Impressioni: La versione “alta” della canzone neomelodica. Sembrava sulla carta il nome più debole dei campioni, e lo è.

Daniele Silvestri
"A bocca chiusa" (di Daniele Silvestri): ascoltata in una versione piano e voce, una canzone delicata nella musica e ma forte nelle parole, che parla di scioperi e del manifetstare. Ci si augura che rimanga così essenziale anche sul palco dell’Ariston.
"Il bisogno di te" (di Daniele Silvestri): Una canzone alla Silvestri, ritmata e divertente nella musica e nel testo (ma solo apparentemente: racconta un amore ossessivo). Ricorda un po’ “Salirò” nella costruzione metrica. Sarà interessante da sentire nella versione con orchestra.
Impressioni: le due anime di Silvestri, quella politica/riflessiva e quella più scanzonata, con la classe di sempre.

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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Jazzbianco il Ven Gen 25, 2013 7:05 pm

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=246932&sez=SPETTACOLI&ssez=MUSICA

Sanremo, le prime pagelle dei big

Comunisti, onanisti e testimoni di Geova nelle canzoni dei big
di Federico Vacalebre

Primo ascolto, una botta e via, per le 28 canzoni dei 14 campioni in gara al Sanremo 2013. Negli studi Rai milanesi di corso Sempione Fabio Fazio spia le reazioni a caldo della stampa specializzata, coccolato e spalleggiato dal suo direttore artistico, Mauro Pagani, una volta tanto uno che di (buona) musica ne capisce. Le 28 canzoni saranno dimezzate, gli artisti arriveranno alla finale del 16 febbraio con un pezzo solo a testa, a scegliere quale sarà, per il cinquanta per cento, il televoto e per l'altra metà la sala stampa dell'Ariston. Il Festival è un gioco e noi giochiamo alla prima pagella, inevitabilmente destinata a correzioni con i prossimi, più attenti, ascolti, oltre che con le interpretazioni dal vivo. La media (espressa in voti sanremesi, ovvero alzata rispetto al giudizio del resto dell'anno senno si navigherebbe tra le insufficienze) è più alta del solito, i testi più conteporanei, il suono pure, anche se significa spesso vintage e nostalgico.
Almamegretta: 7 e mezzo, più per "Mamma non lo sa", reggae della Pomigliano perduta, delle campagne industrializzate, inquinate, deindustrializzate e lasciate al loro futuro di non luogo abitato da non operai e non contadini, che per la ballata mediterranea di Federico Zampaglione "Onda che vai". Raiz è una delle tre voci migliori di quest'edizione, carnalissima, al servizio di un inno alla decrescita: "Se po' fa/ riprendiamoci l'umanità" i versi finali che sognano un altro mondo possibile.
Annalisa: 3, "Non so ballare" e la più saltellante "Scintille" non fanno differenza. La più inutile.
Chiara: 5, più per "L'esperienza dell'amore", di nuovo griffata Tiromancino, che per "Il futuro che farà", testo di Francesco Bianconi, ma melodia buttata via, come in fondo la bella ugola della vincitrice di "X Factor": i talent show crescono interpreti, non insegnano a trovare uno stile, una dimensione, un repertorio.
Daniele Silvestri: 6 e mezzo, più per il suo passato che la portata reale di "A bocca chiusa", ballata romanesca dalla parte di chi lotta ancora per il socialismo e la libertà con citazione gaberiana ("partecipazione certo è liberta ma è pure resistenza"), e di "Il bisogno di te", sorta di "Salirò" parte seconda, anche se dedicata a un amore malato.
Elio e le Storie Tese, 8, per le risate, la leggerezza e l'universo zappiano messo in campo. "Dannati forever" è il canto consapevole di chi si sente destinato all'inferno: "Sono troppi i peccati mortali che ho collezionato. Per esempio: fatto adulterio, mentito, rubato, continuamente pisello toccato". Tra le fiamme Eelst troveranno categorie mai nominate prima d'ora all'Ariston: gli onanisti, i comunisti, i sodomiti, i moderati e gli esodati. Comunque vada sarà polemica, comunque vada ci sarà da ridere, anche perchè "La canzone mononota" è davvero pazzescamente costruita su una sola nota, un do, citando tra i predecessori di questa nobile arte Rossini, Dylan e "Tintarella di luna", oltre al Jobim di "Samba di una nota sola", accusato però di non aver avuto il coraggio di andare sino in fondo.
Malika Ayane, 6 e mezzo, grazie alla voce speziata e alle malie melodiche fornitele da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro: "Niente" è uno dei tanti crescendo in gara, forse il più elegante,"E se poi" ricorda Ornella Vanoni.
Marco Mengoni: 4, che delusione. "L'essenziale" è inutile, "Bellissimo" un melo-rock di Gianna Nannini sprecato.
Maria Nazionale: 7 e mezzo. Con Raiz e la Ayane il trittico vocale di punta del terzo Sanremo di Fazio è completo. "Quando non parlo" è un'elegante canzone d'amore mediterranea di Gragnaniello, "E' colpa mia" una veracissima canzone d'amore in napoletano regalatele da Peppe Servillo e Fausto Mesolella, sembra quasi di immaginare l'incontro tra Brel e Bruni arricchito da un canto del mare profondo, partenopeo ma anche fadista: "'O tiempo corre annanz' a me nun resta tiempo pe sape' si è colpa mia".
Marta sui Tubi. 6, di fiducia, per scommettere su una rock band, più che per la consistenza di "Vorrei" e di "Dispari". La prima è una sorta di "Bella senz'anima" ai tempi di Facebook ("non ti vergogni a mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere") con accusa alla poveretta di non conoscere Oscar Wilde, Sonic Youth, i Motorpsycho e Mallarme. La seconda ha un arrangiamento più curioso e versi destinati a farsi ricordare, anche se non cantare: "Chiedo scusa alla pastorizia perché con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera".
Max Gazzè: 7. Pop obliquo e progressive, sfuggente. "Sotto casa" è il canto dell'assenza di dialogo, un Testimone di Geova che bussa alla porta e, visto che nessuno gli apre, parla con la porta, ma potrebbe benissimo essere Gesù o "suppergiù", come suggerirebbero i Ricchi e Poveri, che pure ritroveremo all'Ariston. "I tuoi maledettissimi impegni" aggiornano una love story nell'epoca delle donne in carriera.
Modà: 5, perchè hanno dalla loro i fans, non certo per i modestissimi pop rock di "Come l'acqua dentro il mare" e "Se si potesse non morire".
Raphael Gualazzi: 7 e mezzo. "Sai (ci basta un sogno") è una ballad pianistica con un pittore che dipinge una modella nuda. "Senza ritegno" un trascinante jazz'n'roll su una società effimera che deve imparare a fidarsi dei suoi artisti.
Simona Molinari con Peter Cincotti: 7 e e mezzo. "Dr. Jeckyll e mr. Hyde" è una deliziosa sorpresa luttazziana, nel senso che à un prezioso inedito del maestro Lelio Luttazzi. In sintonia, ma declinata in chiave electroswing "La felicità". Il piano di Cincotti è più stride e più vintage di quello di Gualazzi.
Simone Cristicchi: 6 e mezzo, anche a lui più per il passato che per "Mi manchi", filastrocca-chanson sull'amore perduto, e "La prima volta (che sono morto)", comunque la più interessante dei due, in cui assicura: "Non è vero che c'è il paradiso, il purgatorio e nemmeno l'inferno, sembra più una scuola serale, tipo un corso di aggiornamento", e il caro estinto finisce a giocare a briscola con Pertini, a passeggio con Chaplin e a cinema a vedere i film di Pasolini (ai cattolici fischieranno le orecchie, c'è poco da fare, quest'edizione è più che laica).
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Ven Gen 25, 2013 7:24 pm

Sanremo: sara' festival degli autori e non (solo) del pop
18:45 25 GEN 2013

(AGI) - Milano, 25 gen. - C'era una volta (solo) il pop. Non e', infatti, che sia scomparso, quanto piuttosto che si sia raggomitolato per fare spazio a nuovi venuti, per lasciare che altre arie, come l'allegria dello swing, facessero la conoscenza del palco dell'Ariston. Il Sanremo di Fabio Fazio ha caricato la cartucciera: 14 campioni in gara, due brani ciascuno, 28 identita' musicali che poco hanno a che fare con il piu' tradizionale appiattimento festivaliero. E c'era da aspettarselo, forse, a vedere il nome di Mauro Pagani dotato di sottopancia 'Direttore musicale'. Ma sono stati anche i numerosi autori, che in qualche caso hanno nomi da annebbiare gli interpreti, a fare la differenza. Pezzi da novanta, come Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che firma entrambi i brani di Malika Ayane, la morbida 'Niente' e 'E Se Poi', vivace resoconto del limbo tra l'amore finito e quello desiderato. E siamo solo all'inizio. Perche' nelle canzoni del Festival di Sanremo 2013 si aggirano anche Gianna Nannini e Pacifico. I due si riconoscono bene nelle note e nelle parole di 'Bellissimo', brano dotato di un ritornello che si insinua nelle orecchie e affidato a Marco Mengoni (in gara anche con 'L'essenziale').
Come si riconosce Francesco Bianconi dei Baustelle nella sua 'Il futuro che sara', una disincantata consultazione oracolare, in mano all'ultima vincitrice di X Factor, Chiara, schiacciata da un presente vuoto e distratto. C'e' anche Federico Zampaglione dei Tiromancino, che addirittura raddoppia: da un lato, infatti, ha consegnato 'L'esperienza dell'amore' a Chiara - che racconta l'incontro con il re dei sentimenti nel percorso di crescita di una donna - mentre, dall'altro, ha scelto Almamegretta per la sua poetica 'Onda che vai'. Simona Molinari con Peter Concotti portano all'Ariston il grande Lelio Luttazzi, con il suo frizzante inedito 'Dr Jeckyll Mr Hyde' sull'impossibilita' di conoscere realmente le persone, scegliendo poi variazioni sul rapporto di coppia in 'La felicita'' per continuare a dare ritmo alle esperienze della vita. Se questa e' la truppa di interpreti con alle spalle autori roboanti, non fa difetto la fanteria dei cantautori, dove Elio e Le Storie Tese e Raphael Gualazzi fanno farse la parte da leoni. Mentre i primi assestano un colpo da maestro con 'La canzone mononota' - a mezza via tra inno all'essenzialita' sottovalutata e impeccabile lezione di musica - e portano tutti all'inferno (comunisti compresi) con 'Dannati forever'; Gualazzi non s'e' fermato a due brani soltanto: composite, multiformi e camaleontiche, le sue 'Sai (ci basta un sogno)' e 'Senza ritegno' hanno ciascuna in se' almeno altre due canzoni, tanto varia, delirando, quel suo cercare le note sul piano. Simone Cristicchi porta all'Ariston il trapasso, con 'La prima volta' (che sono morto)', battendo su quell'istante, ossessione da tutti caparbiamente scansata, in cui tutto finisce e, va da se', l'interessato se n'e' accorto. Ma anche l'amore finisce nello zaino di Cristicchi in questa variopinta gita musicale. E' pero' un amore nascosto, che piu' che lasciarsi cantare, in 'Mi manchi', si fa cullare. Almamegretta sono uno dei rappresentati, pochi, che hanno scelto la canzone sociale: portano all'Ariston, oltre al brano firmato da Zampaglione, 'Mamma non lo sai': storia del progeresso che spazza via certezze di una vecchia generazione, riempendo la piu' giovane soltanto di incertezze. Anche Daniele Silvestri canta collettivo. Nella sua 'A bocca chiusa', con riferimenti poco velati alla societa' dei magnaccioni, il cantautore romano s'immerge nell'atmosfera degli scioperi. Max Gazze' firma un dialogo sulla fede in 'Sotto casa', mentre, nell'altro brano, protesta per 'I tuoi maledettissimi impegni'. Dotazione di serie per i Moda', che tentano il colpaccio (dopo aver vinto nel 2011 e aver firmato in brano vincitore del 2012) con due brani decisamente 'da Moda'', vale a dire 'Come l'acqua dentro il mare' e 'Se si potesse non morire'. Dal canto loro, Marta sui tubi denunciano l'inutile sforzo di dotarsi di identita' fasulle con 'Dispari', per poi declinare a proprio modo l'amore con 'Vorrei'. Nella categoria maggiore, anche Maria Nazionale vanta alle spalle nomi corposi: con 'E' colpa mia' degli Avion Travel, e' ancora una volta traghettatrice della musica napoletana, interpretando poi le atmosfere piu' propriamente sanremesi in 'Quando non parlo'. La bandiera dei giovani, infine, tocca in questo giro sanremese ad Annalisa. La sventola con 'Non so ballare' e 'Scintille': brani delicati, tradizionalisti da un punto di vista musicale, ma con un sapore da canzonetta e, nel secondo caso, con un ritmo accattivante.

http://www.agi.it/spettacolo/notizie/201301251845-spe-rt10295-sanremo_sara_festival_degli_autori_e_non_solo_del_pop
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Ven Gen 25, 2013 7:46 pm

Sanremo, un festival grandi firme
Da Gianna Nannini a Lelio Luttazzi per i brani dei Campioni
25 gennaio, 19:07

Sanremo, un festival grandi firme (ANSA) - MILANO, 25 GEN - I superbig della musica italiana di solito non vanno a Sanremo. Ma quest'anno l'elenco degli autori dei brani dei Campioni comprende Gianna Nannini, Pacifico, Francesco Bianconi, Federico Zampaglione, Giuliano Sangiorgi, Peppe Servillo, Enzo Gragnaniello e anche Lelio Luttazzi. Nel complesso c'e' una confortante aria di nuovo nelle canzoni del festival di Fabio Fazio. Sara' perche' c'e' un tutor musicale come Mauro Pagani, ma e' difficile ricordare un simile livello medio di qualita'.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2013/01/25/Sanremo-festival-grandi-firme_8139125.html
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Ven Gen 25, 2013 7:59 pm

Sanremo si avvicina

di Elisabetta Malvagna

Sanremo si avvicina, inesorabilmente. Sara’ il mio 12.mo. Che dire? Dopo aver seguito i festival condotti da Baudo, Panariello, Ventura-Renis, Morandi, Bonolis e Clerici, a differenza di molti miei colleghi della sala stampa questo sara’ il mio primo condotto da Fazio.

Fatti gia’ i biglietti aerei, prenotate le camere d’albergo (voto agli hotel sanremesi: 2), spedite le richieste accrediti. Si può partire tranquilli. Cosa ci aspetta? Lavoro, lavoro, lavoro. Stress, stress, stress. Divertimento, emozioni, rotture di palle, alti e bassi, par condicio, noia, sorprese, personaggi trash, artisti interessanti, annoiati, di talento e non. Sono davvero molto curiosa di vedere lo sguardo di Chiara Galiazzo quando entrera’ in sala stampa, di fronte a centinaia di giornalisti affamati (in tutti i sensi). Comincera’ a balbettare? Inciampera’? O dalla recente vittoria a X Factor si sara’ gia’ trasformata e mostrera’ sicurezza e savoir faire?

Non vedo l’ora di rivedere gli sguardi ironico-surreal-sfidanti-coinvolgenti di Simone Cristicchi e diDaniele Silvestri. O quello acuto e al tempo stesso assente di Max Gazze’. L’aria timida-spavalda di Malika Ayane. L’educazione e l’eclettismo di Annalisa Scarrone, la forza folle ma tenace di Marco Mengoni (di cui mi considero – per eta’ e perche’ l’ho visto nascere – un po’ la ‘zia’).

Al Bano, Ricchi e Poveri, Toto Cutugno? Passiamo a un’altra domanda, please.

Vorrei invece spendere una parola sui Giovani: complimenti! Livello altissimo. Mi ha fatto piacere ritrovare Ilaria (Porceddu), che avevo seguito nella prima edizione di X Factor. Di strada ne ha fatta parecchia da allora . Si e’ pure laureata. E ha cambiato completamente il suo look, passando dallo stile acqua-e-sapone-un-tantinello-demode’ a giovane donna consapevole e grintosa, ma senza esagerare. Mi piacciono molto anche i Blastema con quel loro rock romantico e dal sapore mediterraneo. E Paolo Simoni, che canta ‘Le Parole’ (…bellissimo testo, “sara’ vero poi, vive chi si accontenta, non ti bastano le parole eppure non puoi starne senza…”). Che dire poi di Andrea Nardinocchi? Con la sua ‘Storia impossibile’ – fighissima, ti fa muovere bacino e fianchi anche se non vuoi – sara’ una vera scoperta ). Il Cile, di cui tanto si parla? Voglio prima vederlo sul palco. Poi vi diro’….

Insomma, il menu di quest’anno non e’ male.

Spero tanto:

1) di uscirne viva anche stavolta

2) che la Littizzetto faccia inciampare la top Bianca Balti ma non inciampi lei sulle scale dell’Ariston (non ho ancora capito se ci saranno quest’anno o no, sono un’istituzione, vanno tutelate).

3) che il catering pre-serata in sala stampa quest’anno cambi (tutte le sere i tortellini col parmigiano e due fettine di affettato coi taralli… non se ne puo’ piu’!!!)

4) che i colleghi siano di buon umore e ben disposti, altrimenti si rischia la rissa nella serata finale (stare in cattivita’ non aiuta)

5) che il tempo a Sanremo sia clemente. Quei cinque minuti di passeggiata al mattino prima di raggiungere l’Ariston ed esserne inghiottiti saranno sicuramente piu’ piacevoli. Il mare? Lo vedi in cartolina…..

6) non scoppino polemiche inutili sul nulla (gia lo vedo, il Giovane Rubino canta un brano intitolato “Il Postino (amami uomo)”: no comment. Con Povia qualche anno fa abbiamo gia’ dato, grazie….

Baci a tutti

http://elisabettamalvagna.wordpress.com/2013/01/25/sanremo-si-avvicina-2/
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Ven Gen 25, 2013 10:49 pm

Amore, melodia e cuore con ironia la Sessantatreesima EDIZIONE dal 12 al 16 febbraio.

Sanremo, Fazio: «Sarà il Festival della musica
E della moderazione sugli ospiti»


Dalla malinconia di Cristicchi alle soprese «mono-tone» di Elio Ventotto canzoni segretissime fino all'Ariston

Fabio Fazio e Mauro Pagani sono convinti di aver fatto la scelta giusta. «Sarà il Festival delle canzoni e della musica», annunciano presentando nella sede della Rai le 28 canzoni, due per ogni «big» in gara, quest’anno a Sanremo. Non ci saranno grandi ospiti, o almeno non c’è la corsa a cercarli. Fazio dice di aver già fatto un Festival di quel tipo, aggiunge che non ci sono soldi e non si dice interessato ad avere qualcuno tanto per. Nelle canzoni c’è sempre tanto amore, tanta melodia, si sfoggiano le ugole, ma ci sono, anche nelle questioni di cuore, leggerezza e ironia. Ecco le prime impressioni dopo un preascolto riservato agli addetti ai lavori, visto che i brani devono restare segreti fino all’Ariston. Ogni artista ne porta due e alla prima esecuzione una viene esclusa con un voto diviso al 50% fra giornalisti della sala stampa e televoto.


I CANTAUTORI DELLA GENERAZIONE 35-45 - Silvestri gioca su un doppio binario. L’impegno politico del racconto di una giornata di protesta in piazza caratterizza la degregoriana «A bocca chiusa». Se passa lo scoglio dell’esclusione «contro» la paracula «Il bisogno di te» (fra «Salirò» e i Fine Young Cannibals) potrebbe prendere il volo. Cristicchi punta sulla malinconia latina («Mi manchi») e sulla surreale «La prima volto che sono morto» in cui un cadavere fresco fresco racconta un aldilà dove non ci sono paradiso, purgatorio e inferno, dove si gioca a briscola con Pertini e si vede l’ultimo film di Pasolini. All’ironia fa da contrappunto l’amarezza di chi sente che la sua generazione non è riuscita a cambiare il mondo. Gazzè è il più coraggioso negli arrangiamenti dove il rock si concede all’elettronica: «Sotto casa» è un invito ad aprirsi al diverso, all’altro, rappresentato da un Testimone di Geova che bussa alla porta; «I tuoi maledettissimi impegni» più tradizionale con un coro alla Battiato.


I GRUPPI (PARTITI DALL’UNDERGROUND) - «La canzone mononota» è veramente così. Elio canta soltanto una nota, fra accelerazioni, cambi di ritmo, arrangiamento e atmosfera, ma è tutt’altro che noia: sotto è un fiorire di suoni sorprendente. In «Dannati forever» onanisti, comunisti, sodomiti, moderati, giornalisti ed esodati finiscono all’inferno. Gli Almamegretta, con il ritorno di Raiz, portano il dub in riviera e con «Mamma non lo sa» toccano il tema dei migranti. I Marta sui Tubi hanno atteggiamento rock e strumenti acustici per una storia di vita ai tempi delle relazioni digitali in «Dispari» e mostrano un lato apparentemente più dolce in «Vorrei».

VOCI FEMMINILI - Chic ed eleganti Malika ha due brani («E se poi» e «Niente») dove si sente la firma di Giuliano Sangiorgi. Melodie di qualità, ma brani più classici e prudenti di quanto ci si possa aspettare da una coppia così. Annalisa ha una ballad con qualche sferzata rock («Non so ballare») e un brano dal gusto retro («Scintille») per mostrare la sua voce cristallina. Atmosfere in bianco e nero anche per Simona Molinari, con il pianista newyorchese Peter Cincotti: il versante ironico degli anni 40-50 viene fornito da un inedito di Lelio Luttazzi («Dr Jekyll Mr. Hyde») mentre «La felicità» aggiorna ad oggi la passione latineggiante di quell’epoca. Chiara, la vincitrice di «X Factor», si fa accompagnare da firme celebri, ma resta nella tradizione: Zampaglione le regala una ballad per «L’esperienza dell’amore» e Francesco Bianconi (Baustelle) il testo del tango «Il futuro che sarà».

CHI UNA CATEGORIA NON CE L’HA - Raphael Gualazzi ha due assi nella manica: «Sai (ci basta un sogno») è una ballad melodica voce, piano e orchestra in cui si spia un pittore che ritrae una modella; «Senza ritegno» è un gioiellino con sfumature anni Settanta. I Modà puntano ai sentimenti, e la melodia prevale sulla spinta rock: la paternità di Checco Silvestre è protagonista di «Come l’acqua dentro il mare» e di amore si parla in «Se si potesse non morire»). Marco Mengoni mostra un lato più maturo e svirgola meno con la voce: «Bellissimo», scritta da Gianna Nannini, gli dà più peso, più trasparente invece «L’essenziale». Non c’è Sanremo senza musica napoletana: ed ecco Maria Nazionale con «Quando non parlo» e «È colpa mia», tradizione ed echi mediterranei.

Andrea Laffranchi

http://www.corriere.it/spettacoli/13_gennaio_25/sanremo-fazio-sara-il-festival-della-musica_066e9f36-672e-11e2-95de-416ea2b54ab7.shtml
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Ospite il Sab Gen 26, 2013 6:50 am

Articolo di Silvia Truzzi su "Il Fatto Quotidiano" (riporto il commento a Marco):
"Qualcosa di "sanremese" naturalmente e' rimasto.......Passando per Marco Mengoni che con Bellissimo e L'essenziale non punta al premio della critica.

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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Liz il Sab Gen 26, 2013 7:33 am

Sanremo, le pagelle dei 28 brani in gara
Abbiamo ascoltato i brani in gara nella 63esima edizione del Festival. Una bella sorpresa è l'alta qualità musicale. Su tutti, svettano Elio e le storie tese. Ma molti i brani e gli stili interessanti, da Maria Nazionale a Raphael Gualazzi
di GINO CASTALDO


Sanremo, ecco le 28 canzoni in gara:
un'edizione con musica di alta qualità
ELIO E LE STORIE TESE - voto: 10
Dannati forever / La canzone monotona
Cantano giulivi "Pupupupu purtroppo vado all'inferno, cocococo cogli onanisti (...) tutti all'inferno anche il governo" ma il colpo di genio è la seconda, rigorosamente su una sola nota. Eccezionali.

RAPHAEL GUALAZZI - voto 8
Sai (ci basta un sogno) / Senza ritegno
Strepitoso e poco prevedibile. La prima è raffinatissima e trascinante, con divertenti gorgheggi e crescendi potentissimi. La seconda, più ritmica e provocatoria completa il quadretto.

ALMAMEGRETTA - voto: 7
Mamma non lo sa / Onda che vai
La prima è in stile Almamegretta: forte, incalzante, sullo smarrimento dei cambiamenti sociali. L'altra è un'intelligente canzone d'amore di Zampaglione: la voce di Raiz ha un retrogusto dub

MALIKA AYANE - voto: 7
Niente / E se poi
Bella fortuna avere ben due brani di Sangiorgi. La prima è notevole e le permette di lasciarsi andare a un canto coinvolgente e arioso. La seconda è più normale, scanzonata, ma ha un 'bridge' meno felice.

DANIELE SILVESTRI - voto: 7
A bocca chiusa / Il bisogno di te
Bella e struggente l'idea della prima, in stile romanesco "Fatece largo che... passa il corteo". La seconda è un Silvestri più classico con l'ostinata ripetizione sul tema di "Non ti lascio solo".

MARIA NAZIONALE - voto 6½
Quando non parlo / È colpa mia
È una delle singolarità del festival. Poco nota fuori Napoli, tenta un avventuroso fado; la seconda è una pregevole composizione di sapore antico, in dialetto, di Servillo e Mesolella, con chiusa alla "My way".

MARTA SUI TUBI - voto 6½
Dispari / Vorrei
Nel bilancino dei cast portano avanti la bandiera del rock indipendente e con grande dignità. 'Dispari' soprattutto è un pezzo forte, originale, ma anche l'altro esprime grande intensità. Una sorpresa.

MAX GAZZÈ - voto 6½
Sotto casa / I tuoi maledettissimi impegni
Belle, ma manca un punto per il salto. Nella prima sembra di leggere una conversione sui generis, su un ritmo quasi balcanico. La seconda, battiatesca, cerca soluzioni estreme a un amore da costruire.

SIMONE CRISTICCHI - voto 6½
Mi manchi / La prima volta
La prima è singolare, aggraziata, ricorda romanesche antichità. La seconda parla di morte anche se con ironia, stile i Gufi, immaginando un un altro mondo con Chaplin, Pasolini e il nonno partigiano.

MOLINARI E CINCOTTI - voto 6
Dr. Jekyll and mr. Hide / La felicità
Difficile resistere al gusto di Luttazzi di cui presentano il pezzo inedito ("ti ho vista piangere precipitevolissimevolmente") corroborato dal secondo, swingante, più virato a un'ironia alla Carosone.

CHIARA - voto 6
L'esperienza dell'amore / Il futuro che sarà
La voce è proprio bella. Con la prima, intensa love song di Zampaglione può ambire al podio. La seconda, di Bianconi dei Baustelle, più sofisticata, è arrangiata in stile tango nuevo, con un bel testo, ma di minore impatto.

MARCO MENGONI - voto 5½
L'essenziale / Bellissimo
La prima vanta un ritornello su una buona idea ("Mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi") cantata in modo meno isterico. Funziona più dell'altra, della coppia Nannini Pacifico

ANNALISA SCARRONE - voto: 5-
Non so ballare / Scintille
Tenta un salto di qualità ma l'impronta (negativa) del talent permane. La prima è un prodotto di perfetta normalità pop. Nella seconda si avventura in un ritmo più swingante, gradevole, ma non lascia il segno.

MODÀ - voto: 4
Come l'acqua dentro il mare / Se si potesse non morire
Concessione al corrente gusto di mercato. Confermano lo stile scontato e retorico. Nella seconda canzone: "Se si potesse nascere ogni mese per risentire la dolcezza di una madre e un padre". Dicono sul serio?
(26 gennaio 2013)

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2013/01/26/news/sanremo_le_pagelle_dei_28_brani_in_gara-51313268/?ref=NRCT-51313265-2
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Liz il Sab Gen 26, 2013 7:41 am

Sanremino grandi firme
da Nannini a Negramaro
MARINELLA VENEGONI


Benemerito ascolto collettivo, sotto l’occhio attento e raffreddato di Fabio Fazio, in Rai a Milano. Diktat implacabili: un unico passaggio, mentre i testi scottano (più delle fiamme dell’inferno curiosamente evocate da alcuni brani) e vengono subito ritirati da mani ansiose. Sono pronte le ben 28 canzoni (due a testa) dei 14 Big del Sanremone preelettorale in diretta su Raiuno dal 12 al 16 febbraio, con al comando la coppia inossidabile Fazio-Littizzetto e (non si sa in che ruolo) due bellone: Bar Rafaeli ex fidanzata di Di Caprio e Bianca Balti; Fazio ha negato la presenza di Paul McCartney, mentre sono in forse i Muse: «Non vogliamo nomi troppo grandi», ha spiegato in epoca di spending review. Sarà, ha detto, un Festival tutto puntato sulla musica, e dunque «non c’è quel gran problema sulla par condicio». Tutto questo scopriremo solo vivendo, come cantava Battisti, perché Fazio ama le sorprese. Per ora si notano due elementi che attraversano il vasto repertorio: oltre alla già accennata attenzione a questioni ultreterrene e fideistiche, c’è un inevitabile ritorno dell’attenzione al folk (cosa già accaduta in mezzo mondo). Qualità? A tratti copiosa. Molta immaginazione, molti sogni, molte angosce. Testi da tuffarcisi a tratti dentro, se si cercano grane. Ma anche molto repertorio alla sanremese, nel senso più prevedibile del termine.

Adescatori di televoto
Sono, manco a dirlo, i protagonisti dei Talent-show, in questo Festival under 50 (come svecchiamento, è già tanto), nati alla musica obbedendo a criteri tv più che musicali: il vero peccato originale, del resto anche appannaggio del Sanremone, che essendo un tv show obbedirebbe a regole televisive anche se lo dirigesse Bob Dylan (forse). Annalisa, per cominciare dalla A, ci affronta ma non ci convince né quando va sul patinato ultraclassico, né con i sapori Anni ‘50 di Scintille. L’attesissima Chiara, fresca vincitrice di X-Factor, si è affidata in un brano ai fratelli Zampaglione, ma il pezzo anche impegnativo è affogato in una valanga di effetti sonori, con urlo obbligatorio; il suo sguardo è rivolto a Mina (che la ama), anche nel secondo pezzo più mosso, Il futuro che sarà, testo di Bianconi («credo negli angeli ma frequento l’inferno»). Marco Mengoni, dicono, è in evoluzione: ma resta l’impressione di una voce che per quanto notevole bada a se stessa più che all’espressività della canzone. Troppo freddo, e non a suo agio anche in Bellissimo di Nannini/Pacifico, poprock virulento da stadi. Talent a parte, anche gli amatissimi Modà sono gente da televoto: due ballads meno urlate e più accurate, sempre di Kekko, ma Se si potesse non morire echeggia in modo inquietante Non è l’inferno (sempre sua) che ha vinto Sanremo nel ‘12 con Emma.

Gli autori nobili divertono
Qui c’è il top della compagnia. I più pungenti, Elio e le Storie Tese: Dannati Forever sfotte la moda dilagante delle fedi («Posso smaltire i peccati con il jogging?») e sollazza con un «Tutti insieme all’inferno/anche il governo/ coi sodomiti i moderati i giornalisti e gli esodati»; La canzone mononota è un capolavoro di satira sugli escamotage di scrittura nel mondo del pop. Max Gazzé nel ballonzolante ska Sotto casa se la prende con chi bada più ai rituali religiosi che non ai contenuti, mentre la complessa, ironica I tuoi maledettissimi impegni farà riflettere tutte le donne superimpegnate. Daniele Silvestri erompe in una stornellata postmoderna in romanesco: A Bocca chiusa canta la difficoltà di esprimere il malcontento nel sociale, Il bisogno di te è uno ska amarognolo su un amore viziato. Gran ritorno per Simone Cristicchi: Mi manchi è un elegante e delicato pop/folk («Mi manchi come a un bottone l’asola»), poi nella ballata La prima volta che sono morto immagina il post-mortem: un posto dove giocare a briscola con Pertini e passeggiare con Charlie Chaplin.

Il mondo indie
Marta sui Tubi, fra i più originali della platea giovanile, si buttano in due maschi e virulenti esempi espressivi del nuovo rock, fra emozione e tecnica («Non soffro se mi sento solo/soffro solo se mi fai sentire dispari»). Gli Almamegretta riuniti con la voce affascinante di Raiz, ricostruiscono una specie di Ragazzo della via Gluck in un paese rovinato dal degrado più che dal progresso.

Le canzoni vere del pop
Poi c’è il pop scritto con coscienza. Forse meno quello di Malika Ayane, più brava del suo autore Sangiorgi a far vivere con eleganza due pezzi tutto sommato banali, Niente (il migliore) e E se poi. Raphael Gualazzi è dedicato autore e interprete di due pezzi musicalmente complessi e gradevoli, già in pole position per una vittoria che avesse un senso. Si difende con onore Simona Molinari accompagnata dal prode Peter Cincotti, fra Dr.Jekyll e Mr. Hyde (inedito spumeggiante e swing di Lelio Luttazzi), e la melodia contagiosa di Felicità. Più tosta Maria Nazionale: dal neomelodico al classico napoletano, è rigorosa fra un Gragnaniello e i Servillo/Mesolella degli Avion Travel.
http://www.lastampa.it/2013/01/26/spettacoli/sanremino-grandi-firme-da-nannini-a-negramaro-IIcws2Yx8Nns9GrqEgLONN/pagina.html
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Sab Gen 26, 2013 9:27 am

Sanremo 2013, Giovani: Marco Mengoni, il Re Matto ci riprova

L’umiltà di riprovarci

Senza più figli di talent o principi, Marco Mengoni torna all’assalto. Tre anni dopo la cocente delusione, perché solo così può essere chiamato un terzo posto parso insufficiente a celebrare la sua bella canzone, Credimi Ancora, inserita nel primo album Re Matto e capace di portarsi a casa il disco di platino dopo meno di quattro mesi dal debutto, riecco Sanremo. Un ritorno per certi versi inatteso perché non era affatto scontato che un cantante giovane ma già capace di scalare le vette nazionali ed internazionali avesse l’umiltà e la disponibilità di tornare a misurarsi in quella che rimane pur sempre la vetrina per eccellenza della musica italiana ma che da qualche anno sta perdendo la propria dimensione strettamente tecnica a favore di quella spettacolare e mediatica, con l’inevitabile conseguenza di non riconoscere sempre la giusta meritocrazia. Ma in fondo non c’è da stupirsi troppo perché una delle grandi forze di Marco è sempre stata appunto quella di non sentirsi mai arrivato, dote indispensabile per chi dimostra doti canore particolarmente precoci. Basta sentirlo parlare prima o dopo una delle sue esibizioni per comprendere che la semplicità, per non dire la timidezza, fanno parte del bagaglio personale della pepita di Ronciglione, tanto travolgente sul palco quanto quasi spaurito a strumenti spenti. Il secondo tentativo sembra ancor più difficile del primo, visto che il nome di Mengoni non rientra tra i favoriti ma è sempre bene andarci piano di fronte al talento puro di un cantante del genere.

Marco Mengoni 2.0

Ecco quindi che dopo due stagioni indimenticabili, cominciate nell’autunno 2009 con il trionfo ad X Factor, di fatto annunciato già dopo la prima puntata tanto era chiara la sua superiorità sulla concorrenza, proseguite con il debutto sanremese e culminate con il riconoscimento agli Mtv Award, primo e finora unico cantante italiano capace di ottenere il premio come Best European Act presso l’Accademia della Musica, Mengoni ha scelto di rimettersi in discussione, non disdegnando anche un cambio di genere. Artista eclettico, quindi, e la svolta della carriera è confermata dal titolo del secondo album, Solo 2.0, che ha dato il titolo ad una nuova tourneè da sold out con tanto di appendice teatrale, che si è avvalsa della collaborazione di Elisa e del chitarrista Andrea Rigonat. Chiaro segnale di quanto i palazzetti vadano stretti a chi sa trasformare la musica da un mezzo di comunicazione ad una forma d’arte. L’album contiene Solo, altro singolo di gran successo al pari di In un giorno qualunque, pezzo del 2010 che ha aperto ad un Mengoni meno pop è più soft, quasi intimistica, volta a farsi conoscere anche come interprete profondo, pronto ad esprimere la sensibilità che gli è riconosciuta da chi lo conosce fuori dal palco. Simbolo della new age il brano Tanto il resto cambia, uscito ad inizio 2012, canzone che però non ha ancora trovato il pieno consenso del pubblico.

Al Festival con firme d’autore

Per ritrovarsi allora riecco la platea sanremese. Al Festival 2013 Marco Mengoni porterà come i colleghi due canzoni: il pubblico sarà chiamato a scegliere già dalla prima serata quale tra le due potrà fare strada, ma la valutazione promette di essere alquanto difficile se le eccellenti penne che le hanno prodotto avranno saputo tenere fede alla propria fama. Bellissimo è stata infatti scritta da Gianna Nannini e Pacifico, già paroliere per Adriano Celentano (Ti penso e cambia il mondo) e Malika Ayane (Ricomincio da qui); L’essenziale invece è opera di Roberto Casalino, altro compositore di gran moda ed autore, tra gli altri brani, di Non ti scordar mai di me e Distratto, singoli d’esordio rispettivamente di Giusy Ferreri e Francesca Michielin: il brano farà parte del nuovo album di Mengoni, in uscita proprio durante la settimana sanremese. D’altronde è bastato poco ai maggiori parolieri italiani per capire le potenzialità di Mengoni, maestro nel valorizzare ogni tipo di brano grazie ad una perfetta gamma vocale capace di spaziare dal pop più classico al soul, il tutto unito ad una completa padronanza del palco degna di una pop star consumata. Basti pensare che Dove si vola, l’inedito del decollo di Marco ad X Factor, fu scritto da un certo Bungaro. Tutti nomi di artisti che sanno scegliere i propri “clienti”

http://www.sdamy.com/sanremo-2013-giovani-marco-mengoni-il-re-matto-ci-riprova-17797.html
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Messaggio Da Deianira il Sab Gen 26, 2013 11:54 am

Al Festival di Sanremo tripudio di emozioni
E' la svolta di Fabio Fazio: più spazio alle note e ai testi, Tgcom24 ha ascoltato tutti i brani

"E' la festa della musica", parola di Fabio Fazio che ha presentato alla Rai di Milano tutte e 28 le canzoni dei 14 Big. Nel testi si parla d'amore ma anche di politica. In pole position Marco Mengoni, Chiara Galiazzo, Malika e Annalisa che si distinguono per classe e intesità emotiva. Outsider Simona Molinari con Peter Cincotti, Raphael Gualazzi ma il pubblico apprezzerà anche i Modà (presentano due ballad) e il rock dei ritrovati Almamegretta.
Gli Almamegretta sono una delle sorprese del Festival con "Mamma non lo sa" dal forte sapore rock che parla di lavoro e "Onda che vai", scritta da Domenico e Federico Zampaglione, dalle forti atmosfere medioerientali. Annalisa raffinata e sognante con la romantica ballata rock "Non so ballare", un bel brano scritto dal bravo Ermal Meta leader della band La Fame di Camilla (si presentarono tra i Giovani a Sanremo 2010, ndr). "Scintille" di Faini/Galbiati invece è più "fumettosa", ritmata, gioiosa, allegra e parla di conquista.

Emozionante, voce potente che ad un certo punto si apre all'orchestra con gli archi. Chiara convince con "L'esperienza dell'amore" di Domenico e Federico Zampaglione in stato di grazia. Molto meno efficace, invece, sulla più ritmata "Il futuro che sarà" del duo Chiaravalli e Bianconi dei Baustelle. Il consulente della direzione artistica del Festival Mauro Pagani ha confessato però, dopo gli ascolti, che la canzone inizialmente era solo pianoforte e voce "ed era molto bella".

"Fatece largo che passa il corteo se riempino le strade", sembra quasi un testo da "grillino" "A bocca chiusa" di Daniele Silvestri, che abbiamo ascoltato solo pianoforte e voce in versione demo nei prossimi giorni sarà completo l'arrangiamento. Radiofonica e più incisiva, come "Salirò", è "Il bisogno di te".

Elio e le Storie Tese non deludono le aspettative con la travolgente "Dannati forever" in cui fanno una lista di dannati di un moderno girone dantesco su un tripudio di strumenti musicali ("ma sono troppi i peccati mortali che ho collezionato per esempio fatto adulterio, mentito, rubato continuamente pisello toccato"). Ancora ironia sulla canzone perfetta anzi "La canzone monotona" con un ritorno di Elio giudice di "X Factor": "Ma se neanche sei in grado di cantare la canzone monotona ti consiglio di abbandonare il tuo sogno di cantante".

Essenziale, fine, melodica con un crescendo fino al tripudio finale. Chitarra e voce per Malika Ayane nel primo dei due brani dell'ispirato Giuliano Sangiorgi "Niente" a cui segue "E se poi" con un'atmosfera più estiva su chitarre elettriche. L'atteso ritorno di Marco Mengoni con la ballad "L'essenziale" firmato nelle musiche dallo stesso cantante e da Casalino e De Benedittis ma ancora più bella è "Bellissimo" un gioiello firmato da Gianna Nannini e Pacifico. Quest'ultimo brano ci mostra un Mengoni inedito, intimo e che arriva dritto al cuore.

Maria Nazionale con "Quando non parlo" firmato da Enzo Gragnaniello ed "E' colpa mia" di Servillo/Mesolella nulla toglie e aggiunge alla rappresentanza neomelodica napoletana. Un quasi rap efficace per Max Gazzè in "Sotto Casa" che poi si svela più pop in "I tuoi maledettissimi impegni". E' l'unico artista ad aver presentato due brani ritmati e allegri. Un plauso speciale. I Modà spiazzano presentando due ballatone la prima dedicata alla figlia di Kekko, Gioia, "Come l'acqua dentro il mare" e l'altra, più incisiva con venature rock, "Se si potesse non morire". Simona Molinari con Peter Cincotti sono gli outsider del Festival e potrebbero riservare sorprese con "Dr Jekyll Mr Hyde" di Lelio Luttazzi, roboante, allegra e maledettamente radiofonica. Meno diretta "La felicità" firmata da Carlo Avarello con musiche di Molinari/Cincotti/Vultaggio. Marta sui Tubi scivolano via prima con la battistiana "Dispari" che poi si svela in un crescendo rock e poi con "Vorrei".

Poeta con uno stile quasi alla Tenco" per "Mi manchi" che mostra un Simone Cristicchi innamorato e inedito con un climax musicale ascendente. Ironia classica sfoderata in "La prima volta (che sono morto". Infine Raphael Gualazzi propone con forza il suo stile in bilico tra jazz e pop con efficacia presentando "Sai (ci basta un sogno)" e "Senza ritegno" che parla di presa di coscienza politica tra percussioni.

Durante il Festival le due canzoni saranno giudicate dal televoto e dalla Sala Stampa. Una viene eliminata e l'altra va avanti nella gara.

Andrea Conti

http://www.tgcom24.mediaset.it/televisione/articoli/1078859/sanremo-diviso-tra-amore-e-politica.shtml
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Messaggio Da Ospite il Sab Gen 26, 2013 5:28 pm

Sanremo, azzardo Fazio

Genova - Fabio Fazio scommette tutto sulle canzoni. Sarà pure un azzardo, i puristi del Festival nazional-popolare impallidiranno ma per la prima volta, in almeno dieci anni, la musica di Sanremo non è un pasticcio di compromessi. Anzi, il livello di ciò che ascolteremo dal 12 al 16 febbraio all’Ariston è una sorpresa. Ci sono i cantanti da talent show ma non debordano.

L’arroganza giovanilistica da “Amici” e ”X Factor” è fuori gioco. La vecchia guardia, quella tristezza infinita che voleva il cast del Festival fatto con un Cencelli impolverato sino a “Grazie dei fiori”, si è fatta da parte. Volente o nolente. Tornerà nella serata del venerdì, ma con più dignità di quella mistificata in tanti anni di protagonismo démodé. In compenso, non c’è la litania del Paese in crisi che era stata la merce di scambio, un po’ iettatoria, nelle ultime edizioni, per far convivere il fatiscente scambiato per nazional-popolare e il petulante dei talent. No, stavolta si rivoluziona tutto. C’è il grande Lelio Luttazzi, fra gli autori. Daniele Silvestri canta i cortei di studenti e disoccupati, Elio e le Storie Tese affronteranno par condicio e masturbazione, Cristicchi morirà, per finta ovvio, e giocherà a briscola con Pertini in un aldilà che somiglia alle scuole serali. Ma sarà Max Gazzè, con un forte richiamo allo spirituale, a provocare di più, visto che l’omino che bussa alla porta in “Sotto casa” può essere tanto Gesù quanto un testimone di Geova.

Sì, la cura Fazio minaccia di essere più forte della missione che deve assolvere. In gara andranno 14 Big con due canzoni ciascuno. Una giuria, in cui il voto della critica accreditata al Festival varrà il 50%, ne escluderà una, mandando avanti l’altra. Come istigare un ladro a tornare due volte sul posto del delitto. Mirabile.

E in effetti il sistema ha funzionato: «Si sono presentati in 70» dice lo showman-direttore artistico «e ne abbiamo scelti 14. Qualcuno, come Antonella Ruggiero, è rimasto fuori per un pelo. Non dico che sia il cast migliore in assoluto, potevano arrivarci canzoni migliori, ma tutto qui ha un senso». Presto detto: «Le canzoni saranno centrali. Essendo due a testa provocheranno il pubblico e le giurie». In un’arena, i gladiatori si eliminavano l’un l’altro. Un po’ crudele ma regge.

E per far stare in piedi la teoria che «non ci si ripete mai» altro assioma di Fazio, la musica dev’essere davvero di buona qualità. Così è entrato in campo un arbitro severissimo, ma pure una brava persona, competente, come Mauro Pagani, ex Pfm e sodale di Fabrizio De André, che deve aver estenuato tutti i 70 pretendenti a livelli inimmaginabili. Il risultato è sorprendente. E non credete, oggi, a chi si darà arie da snob. Del tipo: bravi sì, ma dov’è la novità o la polemica?

Su 28 canzoni in gara, almeno dieci, dodici sono di grande qualità e quattro, cinque addirittura ottime. Come “Niente” di Malika Ayane, “Dannati forever” e “La canzone monotono” di Elio e le Storie Tese, “Dispari” di Marta sui tubi, e “sai (ci basta un sogno” di Raphael Gualazzi. Non c’è il nazional-popolare? Evviva, perché non rappresenta più nulla nel Paese e soprattutto nel ricambio musicale vero, quello praticato e metabolizzato dai più giovani. Non c’è il neomelodico, quella scemenza in termini estetici per tenere incollato il grande serbatoio di voti dal Sud? Era ora: Maria Nazionale, sconosciuta fuori Napoli, porterà canzoni che riflettono l’inquietudine femminile in dialetto, ma finalmente senza quella petulanza ordinata come dal medico al povero interprete.

Fazio non vuole ripetere nemmeno se stesso: «Scordatevi i miei due Festival, indietro non si torna». Figuriamoci se accetta formule che il Festival lo hanno quasi ammazzato. E i grandi ascolti di Morandi, della Clerici, di Bonolis? Segni di un’Italia drogata dal consenso a casaccio, da un mix di alto e basso inseguito con troppa fretta di portare a casa un risultato. Ma a costi esorbitanti. Ora invece siamo in solenne spending review, parola da accarezzare come rock’n’roll e soul. Vivaddio, si ricomincia dalla polpa e non dalla confezione.

Sì, Elio e le Storie Tese vi porteranno nel paese incantato di Frank Zappa, il genio californiano che faceva impallidire i benpensanti. Sono addirittura impagabili nel provocare il sospetto che a Sanremo, sotto campagna elettorale, la par condicio diventi oggetto di satira. «Ma io sono tranquillo» dice Fazio «non credo, essendo assenti i politici, che qualcuno salga sul palco a fare il matto». Ci sono, poi, i figli dei talenti, dai Modà a Marco Mengoni, che non vedevano l’ora per smarcarsi da una palude che li avrebbe risucchiati. Bravo Mengoni a cambiare registro, lui che aveva pagato più di tanti colleghi il marchio talent, mentre i Modà rischiano addirittura di vincere il Festival con una virata coraggiosa che somiglia a un manifesto, anzi due, generazionale. Ma state attenti a Simona Molinari e Peter Cincotti in “Dr Jekyll Mr Hide” del grande Lelio Luttazzi contro Malika Ayane: lì si giocherà sull’interpretazione più hot. Mentre per Annalisa e Chiara il consiglio è tenere un low profile davanti a colleghi come Silvestri e Cristicchi che sono irraggiungibili quando parlano alla gente. Ma l’aspetto più curioso, più moderno, è che Fazio e il suo team hanno scelto, forse inconsapevolmente. la stessa formula che ha fatto la fortuna dell’hip hop. Ovvero di quel mondo musicale e poetico nero, Beyoncé e Rihanna ad esempio, che non fa né politica né maneggi ma racconta semplicemente cosa ci portiamo nel cuore. Giorno per giorno. Paure e ambizioni comprese. Non c’è altro motivo, se non quello di respirare il presente, per aver scelto di cambiare tutto. Insomma, buon Festival.
Renato Tortarolo
www.ilsecoloxix.it

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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Ospite il Sab Gen 26, 2013 6:09 pm


Sanremo, ecco tutte le canzoni del festival. Un trionfo di amori tristi e lutti

Cristicchi canta di morte, Silvestri di cortei, Elio di sensi di colpa e Gazzè di incomunicabilità: come sono cupi questi big


25/01/2013

di Leonardo Iannacci

Cristicchi che canta la morte, Silvestri che parla di cortei e questurini, Elio che esamina (alla sua maniera) peccati e sensi di colpa, Gazzè che canta l’incomunicabilità, gli Almanegretta che immaginano una via Gluck a Pomigliano e gli altri big sanremesi che ululano amori già finiti e altri mai iniziati. Le 24 canzoni in gara, da noi ascoltate in anteprima, sono all'insegna della malinconia galoppante. Fazio tiene il profilo basso: "Cercheremo di dispensare allegria ma il budget è ridotto. Niente super-ospiti, niente McCartney". Ci saranno i Muse, però.

Ecco tutte le canzoni dell'Ariston:

ELIO E LE STORIE TESE - In «Dannati forever» vengono vivisezionati i peccati mortali (anche l’onanismo e il «pisello toccato» dall’età dei 6 anni). In mezzo, Elio ci infila le colpe degli adulteri, dei comunisti, dei sodomiti, dei moderati e dei giornalisti. Ancor più geniale «La canzone mononota» costruita attorno a uno sfavillante gioco musicale ripetuto su un’unica, incessante, nota: il do.

DANIELE SILVESTRI - Quando in «A bocca chiusa» parla di scioperi e manifestazioni, il compagno Silvestri pare alzare metaforicamente il pugno, di eskimo vestito e con sciarpa rossa avvolto. Cita pure Gaber quando parla di partecipazione. Nel demo de «Il bisogno di te», solo chitarra e voce, fa il verso a «Salirò», tra dolori, ossessioni e manie.

ANNALISA SCARRONE - È la big più in linea con la storia sanremese: propone due brani intimisti. «In “Scintille” sono divisa tra follia e passione… In “Non so ballare” esprimo un segno di debolezza», spiega. Meritano un ascolto più attento ma sono parse canzoni innocue.

CHIARA GALIAZZO - Tra le più attese, è troppo scolastica nell’elettro-tango «Il futuro che sarà» ma prenota cascate di televoti con la ballata «L’esperienza dell’amore», cucitale addosso da Zampaglione. Un dubbio: il fattore X la illuminerà all’Ariston?

ALMAMEGRETTA - Canta la mediterranea «Onda che vai» e denuncia in «Mamma non lo sa», moderna versione de «Il Ragazzo del via Gluck» ambientata nella fabbrica Fiat di Pomiglino d’Arco, tra gli spettri incombenti della disoccupazione. Ballata per Marchionne.

MALIKA AYANE - I bookmaker dicono abbia la vittoria in tasca. Giuliano Sangiorgi le ha confezionato la romantica «Niente» e la più intensa «E se poi», nella quale Malika cavalca le note basse e quelle più alte alla maniera di Ornella Vanoni. Cioè bene.

MAX GAZZÈ - In «Sotto casa» un uomo - di Chiesa? - bussa alla porta, suona con insistenza ma trova solo «silenzio». In «I tuoi maledettissimi impegni», l’amata lavora e basta. Due brani tosti, cantautoriali, sullincomunicabilità e sulla disperazione cupa.

MARTA SUI TUBI - Rock con sfumature progressive. In «Vorrei» c’è un’amata che non legge Oscar Wilde e ha troppi amici su Fb. Nel tormentone «Dispari»: «Chiedo scusa alla pastorizia perchè con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera».

MARIA NAZIONALE - La più bella voce del Festival incanta con la soave «Quando non parlo» mentre si veste di eccessiva napoletanità in «È colpa mia», scritta da Peppe Servillo e Fausto Mesolella. Operazione vintage nel rispetto della tradizione melodica italiana.

MARCO MENGONI - Due canzoni pop di livello: «Bellissimo» esalta le curve vocali di Mengoni. Pronto a esprimere energia e a essere scanzonato come gli riesce raramente. Incide meno in «L’essenziale». Se abbandona la sua seriosità, può definitivamente sfondare.

MODÀ - Operazione vittoria. Con questo imperativo è stata allestita da Ultrasuoni l’avventura sanremese della band che presenta due canzoni furbe, radiofoniche, arpeggianti ma pare un po’ deboline: «Come l’acqua dentro il mare» e «Se si potesse non morire».

RAPHAEL GUALAZZI - La bellissima e orchestrale «Sai», più che il jazz-rock di «Senza ritegno» sbancherà e colpirà al cuore. Caterina Caselli, puntando forte sul vincitore di Sanremo Giovani 2011, ha dimostrato che la musica deve essere prodotta soltanto da chi ne sa.

SIMONA MOLINARI - Che sorpresa: la Molinari, qui accompagnata da Peter Cincotti, canta bene in «La felicità» ma è al top nella swingante e retrò «Dr Jekyll & Mr Hyde» scritta anni fa dal maestro Lelio Luttazzi e poi dimenticata in una cassetto.

SIMONE CRISTICCHI - La vita dopo la (prima) morte: questo il tema choccante che Cristicchi canta con leggerezza in «La prima volta»: il suo è un paradiso pagano, senza Chiesa, dove si gioca a carte con Pertini e si vedono film di Charlot. Più lieve «Mi manchi».


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Messaggio Da Ospite il Sab Gen 26, 2013 6:21 pm

Mangiarotti su "La Nazione"
"L'essenziale. Mengoni e Casalino restituiscono a Marco il centro e la bellezza di una voce evocativa, la scelta importante di capire chi è essenziale per te. Saliscende bene.
"Bellissimo" di Nannini, Pacifico, Tagliapietra. Mengoni canta Gianna in un contesto meno affilato, più melos e pop. Chitarrine mosse, un "dove sei" che spacca."

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Messaggio Da Deianira il Sab Gen 26, 2013 6:25 pm

Sanremo 2013: Noi che non abbiamo i super-poteri

Venerdì 25 gennaio la stampa italiana è stata invitata ad ascoltare tutte le 28 canzoni che i Campioni porteranno sul palco dell’Ariston. Un singolo ascolto, un brano dietro l’altro. Da qui, una vera inondazione di commenti, critiche e giudizi, persino pagelle. La domanda (tecnica) è: come è possibile?

Bè… che dire… si vede che noi apparteniamo proprio a una generazione “vintage”. Oppure non c’abbiamo capito niente. Il che, forse, è più corretto della prima opzione.

Leggiamo tutto l’inchiostro che esonda da blog, giornali, radio e tv sulle canzoni sanremesi e siamo basiti. Ma come hanno fatto? ci siamo chiesti immediatamente. Saranno super-eroi, è stata la risposta. Professionisti dotati di memoria eidetica, al contrario di noi, miseri mortali – a questo punto lo pensiamo – privi di ogni super-potere. Pensate: non siamo in grado di scrivere un parere critico su un singolo brano musicale se non lo ascoltiamo almeno 4/5 volte. Con tanto di stop-rewind-play per scoprire i dettagli di quel preciso passaggio di basso, di quella variazione nell’intonazione, di quell’apertura con la sezione d’archi o di fiati che sia.

No, non riusciamo a dire se un pezzo vale 6 o 8 o 4 dopo averlo ascoltato solo una volta. Men che meno se questo singolo pezzo è inserito all’interno di una compilation che consta di 28 canzoni da ascoltare una dopo l’altra. Arrivati alla ventottesima, chi si ricorda più nulla della prima! Però, i fatti ci danno torto. Si può fare!, gridano tutti gli emeriti giudizi apparsi su ogni luogo adibito a contenitore musicale e affini.

Però è come sedersi davanti a una tavola imbandita con 28 portate con cui si viene imboccati di una sola forchettata per pietanza, portata dopo portata. Alla fine, senza neanche l’amaro o il caffè, eccovi serviti tastiera e monitor per scrivere dettagli critici su ciascun piatto. Ricorderete mai l’aroma di agrumi della dodicesima forchettata? O quel retrogusto dolce omaggiato dall’ottava? O l’eccesso di sale nella nona? Tant’è. C’è chi ci è riuscito. Parlando bene di alcune pietanze, malissimo di altre.

Chiediamo la vostra comprensione: siamo cresciuti nella decade sbagliata. Per noi, scrivere un giudizio critico su un singolo brano musicale vuol dire assumerci la responsabilità di discettare su un lavoro che è costato mesi di fatica in chi lo ha registrato, e vuol dire sentire il massimo rispetto nei confronti di chi leggerà il nostro parere professionale (e non personale). Però, come detto prima, noi non abbiamo i super-poteri e ci impieghiamo molto più tempo.

Per tanto vi chiediamo di aver pazienza: dopo un solo primo ascolto potremo solo raccontarvi se un pezzo è una ballad o un rock scatenato, e poco, pochissimo altro. Di certo, non saremo in grado di dare voti.

Di questo – come si scrive – ce ne scusiamo con i lettori e con i diretti interessati. (g.v.)

http://www.musicpost.it/sanremo-2013-noi-che-non-abbiamo-i-super-poteri/2274/
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Messaggio Da Ospite il Dom Gen 27, 2013 10:53 am

Il secolo XIX

Marco Mengoni Coraggioso Voto 7.8
L'essenziale
Sound fresco, sonorità contemporanee e un lungo addio alla precarietà della canzone da talent show. Le difficoltà si superano solo con la concretezza. Bello l'inciso con voce ed archi da brivido.
Bellissimo
Scritto da Gianna Nannini e Pacifico e' invece un manifesto molto ritmato sull'ottimismo come antidoto alla crisi. Fra i due brani però funziona meglio "L'essenziale". Alle volte le firme......

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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Lun Gen 28, 2013 7:21 pm

Marco Mengoni: bellissimo essenziale (non è tempo di pagelle e giudizi...)

Il Festival di Sanremo è come una finale dei Mondiali di calcio: se ne parla (e sparla) molto tempo prima che il tutto abbia inizio. Abbiamo già detto di non gradire graduatorie preventive: le pagelle, le critiche e i giudizi hanno un tempo che andrebbe rispettato. Marco Mengoni, molto atteso sul palco del Teatro Ariston, non ha entusiasmato "una certa critica" al primo ascolto dei suoi brani ("Bellissimo" e "L'essenziale"). Ingeneroso, vi diciamo perché...

Un bellissimo essenziale...

"Se ci fossero stati loro sarebbe stato un Sanremo troppo vecchio, se ci sono i Giovani è troppo giovane. Non si accontenta mai nessuno, diamo un colpo al cerchio e uno alla botte e stiamo a posto, no?". Non le manda a dire Mengoni a proposito della sua partecipazione al Festival di Sanremo 2013: "Arriviamo a questo Sanremo un po’ più preparati. Abbiamo fatto il primo, il secondo sarà più facile, no?". Ha ragione Mengoni, ma questo altro non è se non il gioco delle parti: c'è chi attacca e chi si difende. Il problema è che l'unico spazio adatto, il vero luogo deputato ad una reazione sarà il palcoscenico del Festival. Lì sarà "Bellissimo" (scritto da Gianna Nannini) una possibilità di replica a una certa schiera di detrattori. E pensare che questa, come altre canzoni che ascolteremo, sono versioni ancora "in divenire". Marco è un talento e noi siamo convinti che quando il gioco si farà duro, lui butterà fuori tutta la grinta che ha dentro...

Questo video è solo un piccolo esempio delle capacità di questo ragazzo. Arrivato terzo a Sanremo in tempi non sospetti, probabilmente con un brano neppure stratosferico, siamo convinti che stia seguendo un suo percorso: tanto la Nannini, quanto Roberto Casalino (autore de "L'essenziale") saranno il valore aggiunto della sua corsa sanremese. Quindici o venti anni fa faceva simpatia vedere, il giorno dopo la prima serata del Festival, i voti di mostri sacri del giornalismo italiano: leggere adesso queste cifre ha poco senso. Promessa: il 17 febbraio, quando tutto sarà finito, daremo i voti anche noi. Certi che qualcuno sarà pronto a dare i voti ai nostri...voti.

http://velvetmusic.it/2013/01/28/marco-mengoni-bellissimo-essenziale-non-e-tempo-di-pagelle-e-giudizi/
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Mar Gen 29, 2013 9:43 am

FestivalDa Sangiorgi alla Nannini. Gli autori lanciano la sfida
L'altro Sanremo La gara vera sta dietro le quinte

di Carlo Antini

Si accendono le luci e i cantanti si piazzano davanti al microfono.

Sanremo sembra tutto lì. Ma c'è un altro Festival. Che non si vede. Che non ha i riflettori puntati ma che è la benzina che fa correre la macchina. È la gara nella gara: la sfida tra i grandi autori delle canzoni. Il Sanremo targato Fazio non ha badato a spese e ha coinvolto i grandi del pop italiano del presente e del passato prossimo. Pezzi da novanta come Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che firma entrambi i brani di Malika Ayane, la morbida «Niente» e «E Se Poi», vivace resoconto del limbo tra l'amore finito e quello desiderato. Tra le pieghe delle canzoni si aggirano anche Gianna Nannini e Pacifico. I due si riconoscono nelle note e nelle parole di «Bellissimo», affidato a Marco Mengoni (in gara anche con «L'essenziale»). Come si riconosce Francesco Bianconi dei Baustelle nella sua «Il futuro che sarà», una disincantata consultazione oracolare in mano all'ultima vincitrice di X Factor, Chiara Galiazzo. C'è anche Federico Zampaglione dei Tiromancino che addirittura raddoppia: da un lato ha consegnato «L'esperienza dell'amore» a Chiara, dall'altro ha scelto gli Almamegretta per la sua poetica «Onda che vai». Simona Molinari con Peter Cincotti portano all'Ariston il grande Lelio Luttazzi con il suo frizzante inedito «Dr Jeckyll and Mr Hyde» sull'impossibilità di conoscere realmente le persone, scegliendo poi variazioni sul rapporto di coppia in «La felicità» per continuare a dare ritmo alle esperienze della vita. Nella categoria maggiore, anche Maria Nazionale vanta alle spalle nomi corposi: con «È colpa mia» degli Avion Travel è ancora una volta traghettatrice della musica napoletana, interpretando poi le atmosfere sanremesi in «Quando non parlo». La bandiera dei giovani tocca ad Annalisa Scarrone. La sventola con «Non so ballare» e «Scintille»: brani delicati, tradizionalisti e con un sapore da canzonetta. Se questa è la truppa di interpreti con alle spalle autori roboanti, non fa difetto la fanteria dei cantautori, dove Elio e Le Storie Tese e Raphael Gualazzi fanno la parte da leoni. Mentre i primi assestano un colpo da maestro con «La canzone mononota» e portano tutti all'inferno (comunisti compresi) con «Dannati forever», Gualazzi non s'è fermato a due brani soltanto: composite, multiformi e camaleontiche, le sue «Sai (ci basta un sogno)» e «Senza ritegno» hanno ciascuna in sé almeno altre due canzoni. Simone Cristicchi porta all'Ariston il trapasso, con «La prima volta (che sono morto)». Ma anche l'amore finisce nel suo zaino in questa variopinta gita musicale. È però un amore nascosto, che più che lasciarsi cantare, in «Mi manchi», si fa cullare. Almamegretta sono uno dei rappresentanti (pochi) che hanno scelto la canzone sociale: porteranno all'Ariston, oltre al brano firmato da Zampaglione, «Mamma non lo sai»: storia del progresso che spazza via certezze di una vecchia generazione, riempendo la più giovane soltanto di incertezze. Anche Daniele Silvestri canta collettivo. Nella sua «A bocca chiusa», con riferimenti poco velati alla società dei magnaccioni, il cantautore romano s'immerge nell'atmosfera degli scioperi. Max Gazzè firma un dialogo sulla fede in «Sotto casa» mentre, nell'altro brano, protesta per «I tuoi maledettissimi impegni». Dotazione di serie per i Modà che tentano il colpaccio con due brani «da Modà»: «Come l'acqua dentro il mare» e «Se si potesse non morire». Infine Marta sui tubi che denunciano l'inutile sforzo di dotarsi di identità fasulle con «Dispari», per poi declinare l'amore a proprio modo con «Vorrei».

http://www.iltempo.it/2013/01/29/1388951-altro_sanremo_gara_vera_dietro_quinte.shtml
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Mar Gen 29, 2013 11:42 am

Festival di Fazio, punta su canzoni

Ecco una presentazione delle canzoni in gara tra i Campioni del festival di Sanremo 2013.

RAPHAEL GUALAZZI - Sai (ci basta un sogno) - Raphael ha già ampiamente dimostrato di essere uno dei talenti più originali della musica italiana ma questa è una canzone da applausi, un inizio quasi sospeso senza ritmica, poi un'apertura soul che fa pensare alle notti all'Apollo Theatre in un equilibrio perfetto tra groove e orchestra. Da inserire nelle specie musicali protette. Senza ritegno - Un curioso mix tra funk e latin, con un'atmosfera generale che fa pensare che il giovane Gualazzi ha già ben chiaro che, nella musica, non si va lontano se si rimane chiusi nelle formule. Avventuroso.

ELIO E LE STORIE TESE - Canzone mononota - Signori giù il cappello. Questa è una canzone che andrebbe portata nelle scuole per diffondere il piacere della musica. Un concentrato di intelligenza, tecnica e irresistibile comicità. Come spiegato dal titolo, il brano è costruito attorno a una sola nota e potrebbe avere come sottotitolo "storia della canzone in tre minuti". Una storia che fa schiantare dalle risate ma che è un saggio di virtuosismo da brividi. Da assumere più volte al giorno in questa nostra epoca così difficile. Dannati forever - C'era da aspettarselo che "gli Eli" avrebbero giocato con la par condicio. Nella consueta (per la band) miscela di raffinatezze tecniche, scorre un testo che scherza con la masturbazione ("continuamente pisello toccato"), manda all'inferno "onanisti, comunisti, Gengis Khan, sodomiti, giornalisti, esodati, nudisti, moderati", esclama "pergiove, perdinci, perdiana, perbacco" e maliziosamente racconta "dopo una cena elegante all'improvviso fornichi". Della serie: una risata vi seppellirà.

MALIKA AYANE - Niente - Il pezzo l'ha scritto Giuliano Sangiorgi, la voce dei Negramaro. Si sente la sua personalità che porta Malika in un mood diverso dalle atmosfere felpate cui ci ha abituato. C'é molta intensità e un'apertura melodica che le offre la possibilità di colpire note difficili. Un abito chic per la tradizione. E se poi - Anche questa l'ha scritta Giuliano Sangiorgi. "E se poi" è una canzone più vicina allo "stile Ayane", con il suo andamento di un'eleganza vagamente indolente. La rivincita delle sfumature.

SIMONA MOLINARI con PETER CINCOTTI - Dr Jekyll Mr Hyde - Un inedito di Lelio Luttazzi che è uno dei fiori all'occhiello di questo festival. Con la preziosa complicità del piano di Cincotti (che si concede un assolo in 4/4 swing), Simona Molinari è perfettamente a suo agio in questo saggio di squisita ironia nonsensical ("ti ho visto ridere di fronte alle disgrazie della gente ti ho visto piangere durante la cattura di un serpente ma tu chi sei? Verosimilmente non lo sai e la stessa sorte tocca noi che siamo tutti mezzi matti un poco Dr Jekyll a Little Mr Hyde"). La terapia del sorriso. La felicità - Simona Molinari canta con la voce filtrata dall'effetto "radio" in un brano dal gusto retro arricchito dalle note "stride" di Cincotti. Innocuo.

CHIARA - L'esperienza dell'amore - Per diverse ragioni, c'é molta attenzione attorno alla vincitrice di X Factor. Chiara ha una bella voce e affronta con sicurezza e ammirevole confidenza con l'intonazione la canzone scritta da Federico Zampaglione insieme a suo papà Domenico. Una hit potenziale. Il futuro che sarà - Il testo è di Francesco Bianconi e in questo momento in Italia non sono in molti a scrivere versi in musica di questo livello. La struttura musicale è interessante, bella la coda con il bandoneon. Una modesta proposta: suonarla all'Ariston con Richard Galliano? Il fascino della parola scritta.

DANIELE SILVESTRI - A bocca chiusa - Daniele (ahi, ahi) non ha finito i compiti e oggi si è ascoltato il provino piano e voce. Che va già bene così (non sarebbe poi tanto male se qualcuno scegliesse una versione così minimale). Un bel testo che parte dalla citazione della Società dei magnaccioni e si avventura con sguardo disincantato verso la cronaca dell'impegno militante ("passa il corteo si riempiono le strade e semo tanti che quasi fa paura o solo tre sfigati come dice la Questura e le parole, si lo so, sò sempre quelle scuola lavoro che temi originali se non per quella idea de esse tutti uguali"). Semo romani ma la sappiamo lunga. Anche a bocca chiusa. Il bisogno di te - Ecco il Daniele Silvestri più scanzonato che fa rima con idea e Mennea. Il fratello di "Salirò".

MARTA SUI TUBI - Dispari - Sono la presenza più sorprendente del cast ma da anni una realtà di spicco del panorama indie italiano. E all'Ariston si presentano con questo bell'esempio di fusione tra tempi dispari e la comunicativa di una canzone che ha momenti molto coinvolgenti e un testo che cita Oscar Wilde, Sonic Youth, Motorpsycho, Mallarmé. Se Povia fosse in ascolto e prendesse appunti ... Vorrei - Ecco a Sanremo il suono del neo folk che sta conquistando il mondo del rock, molto originale e tecnicamente complesso. Da non perdere il verso: "chiedo perdono alla pastorizia perché con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera". L'intelligenza dell'indie.

MARIA NAZIONALE - Quando non parlo - Anche questa è una scelta coraggiosa, perché Maria Nazionale ancora non ha ottenuto fuori da Napoli l'attenzione che merita la sua voce. Enzo Gragnaniello ha firmato questa rilettura in chiave partenopea del Fado, speziata di etno pop. Il suono del teatro. E' colpa mia - Peppe Servillo e Fausto Mesolella (Avion Travel) sono gli autori di questo brano con un testo in napoletano. Un sapiente omaggio alla tradizione con una metrica sofisticata e qualche eco di "My Way". Evocativa.

ALMAMEGRETTA - Mamma non lo sa - Raiz ha già dimostrato che con l'orchestra può fare cose splendide. Mamma non lo sa è in puro stile Almamegretta, un sound che sa anche sfidare l'oscurità. Se esiste la tradizione sanremese, questa è l'altra faccia della luna. Onda che vai - Anche Onda che vai è stata firmata da Federico e Domenico Zampaglione che, sulla spinta di un bel basso synth, hanno consegnato agli Alma" una bella canzone popolare che poi ha indossato gli abiti della modernità. Il sound del meticciato.

SIMONE CRISTICCHI - Mi manchi - E' una sorta di mix tra una canzone popolare romana e Sergio Endrigo questo pezzo che ha qualche passaggio tecnicamente non facile. Un Baedecker delle possibili immagini per indicare la mancanza della persona amata. L'amore ai tempi di Twitter. La prima volta (che sono morto) - Un testo densissimo di parole, per pubblicarlo su carta ci vorrebbe un supplemento. Ma l'idea è bella come la storia raccontata, musicalmente ci sono lo swing cantautorale e un sapore vagamente retro. Fa pensare a Zavattini.

MAX GAZZE' - Sotto casa - Spiega Gazzé: "il brano è un inno al dialogo tra persone, tra religioni, culture diverse, tra pensieri: la metafora della porta chiusa indica, in senso lato, la "chiusura" che oggi c'é tra credi diversi, il non ascoltarsi tra persone, il nascondersi dentro casa, dentro se stessi". Aggiungiamo un po' di patchanka e il menu è servito. Ecumenico. I tuoi maledettissimi impegni - Un saggio del pop in stile Gazzé, soluzioni musicali sofisticate ma senza spigoli, echi di Battiato e una musica che scorre lieve. La rassicurante leggerezza del pop.

MARCO MENGONI - L'essenziale - Evidentemente qualcuno che ne sa più di lui, ha spiegato a Mengoni la lezione di Nanni Moretti: "ma che ti gridi, a togliere!". E lui ha preso in parola il titolo del brano e ha confezionato un hit potenziale. Rinnovato. Bellissimo - Il testo è di Gianna Nannini e Pacifico, la musica della Nannini e Davide Tagliapietra. Qui tra ritmiche afro e un groove aggressivo l'orchestra può far danni e Marco potrebbe lasciarsi travolgere dal Mengoni che è in lui. Istruzioni per l'uso. Ricordarsi di Moretti.

MODA' - Come l'acqua dentro il mare - Uno dei fenomeni pop del momento. Nelle ultime edizioni in un modo o in un altro Kekko Silvestre e la sua band hanno dovuto dividere onori e oneri con Emma. Ora che mammà li manda soli se la giocano con le carte che conoscono meglio: il pop da melodramma. Fedeli alla linea. Se si potesse non morire - Visto che non è ammesso il copia incolla con le righe precedenti, si può aggiungere che i Modà hanno una chiara abilità nell'intercettare i gusti radiofonici. E già Kekko: se si potesse non morire. Diccelo a noi!

ANNALISA - Non so ballare - C'é qualche eco di Malika in questo inno alla normalità del pop che ha questi versi: "no io non so ballare, ma riesco a sentire farfalle danzare in me". E pensare che una volta di farfalle, e zebre e raggi di luna e storie di fate, parlava Jimi Hendrix. Scintille - Lo swinghettino è un genere che si porta molto a Sanremo. Qui la pupilla di Amici lo interpreta con qualche modulazione armonica e il chiaro obiettivo di non uscire dal seminato della palestra di Maria De Filippi. Anche qui c'é una farfalla ma, soprattutto, ci sono l'arcobaleno dal finestrino, le rondini che tornano dall'uragano e, last but not the least, il verso "scivola scivola un brivido sulla mia schiena". Tranquilli: ci sono anche "quegli occhi di diamante che ora scintillano". E' uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pure farlo.

http://wwww.ansa.it/web/notizie/photostory/spettacolo/2013/01/18/top-Balti-Refaeli-verso-Sanremo_8097482.html
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Ospite il Mar Gen 29, 2013 8:43 pm

Sanremo 2013: ecco di cosa parlano le canzoni dei big (ed i nomi dei giurati)

Un piccolo regalo per voi ci leggete e ci apprezzate. Complice il primo ascolto dei brani che come al solito la Rai ha riservato ad un piccolo gruppo di giornalisti accreditati delle maggiori testate italiane, aspettando la pubblicazione dei testi completi, eccovi un sunto degli argomenti trattati dalle 28 canzoni dei big. C’è di tutto: dall’amore tratteggiato nelle varie sfumature, alla Napoli che cambia, alla denuncia sociale vista da angolazioni particolari, ai “condannati all’inferno”, alle provocazioni sulla Fede quasi da cartellino rosso. Manca la crisi, ma era prevedibile.

Nel frattempo, circolano i nomi dei giurati. Secondo il Corriere della Sera, il presidente della Giuria tecnica dovrebbe essere Nicola Piovani, premio Oscar. Membri Paolo Giordano, giornalista e capostruttura di Area Sanremo, la conduttrice Serena Dandini, la pianista jazz Rita Marcotulli, l’arpista Cecilia Chailly, il giornalista ed enigmista Stefano Bartezzaghi. Ma adesso viaggiamo nei testi delle canzoni. Pronti? Allacciate le cinture che si parte.

Almamegretta

“Mamma non lo sa”: (Della Volpe/Polcare/Tesone): una storia di urbanizzazione declamata con le sonorità colorite e non convenzionali della band napoletana, sperimentazione elettronica e la voce calda di Raiz. Un reggae ambientato nella Pomigliano in cerca di nuova luce dopo l’inquinamento delle fabbriche e il declino della voglia di vivere (“Mangio scatolette, non cucino più“, con un invito a “riprenderci l’umanità”)

“Onda che vai”: (Federico Zampaglione/Domenico Zampaglione) è su suoni sempre ritmati, trip hop con influenze mediterranee, a tratti mediorientali, parla del desiderio di libertà, un inno alla decrescita: “Se po’ fa/ riprendiamoci l’umanità” i versi finali che sognano un altro mondo possibile.

Annalisa

“Scintille” (Dario Galbiati/ Antonio Faini): Canzone d’amore con sfumature jazz, in cui a un certo punto fa la sua comparsa anche una fisarmonica. Molto tradizionale nella melodia. Bello il verso “Volano i satelliti sulle formiche“.

“Non so ballare” (Ermal Meta): Un amore a prima vista in pieno stile “amiciano” narrato, nonostante la bravura dell’autore, con temi e melodie molto tradizionali: “Io non so ballare/ma riesco a sentire/farfalle danzare in me”.

Malika Ayane

“E se poi” (Giuliano Sangiorgi): L’amore cantato in rima, in puro stile Sangiorgi. Variazione sul tema della partenza e dell’assenza.

“Niente” (Giuliano Sangiorgi): Stessa tematica, con la presenza di archi e arpeggio di chitarra iniziare il brano ad impreziosire il brano ed un ruolo più importante per l’orchestra. Raffinata, arriva dritta al cuore

Chiara Galiazzo

“L’esperienza dell’amore” (Federico Zampaglione/Domenico Zampaglione): Come l’amore trasforma una persona. L’effetto dirompente de sentimento amoroso che arriva all’improvviso, paragonato a un treno in corsa, a un’onda, al rapimento totale dell’estasi.

“Il futuro che sarà” (Francesco Bianconi/Luca Chiaravalli/Lisette Gonzalez-Alea): La mano ricercata del cantante dei Baustelle per un tango che strizza l’occhio ai Gotan Project e un invito a sognare, in faccia a una vita che spesso è “una comoda anestesia“. E canta: “credo negli angeli ma frequento l’inferno”.

Simone Cristicchi

“Mi manchi” (Cristicchi)/Di Salvo/Pacco): Lei manca a lui e lui si strazia dicendo in che modo questa assenza si esplica (“Come una penna ad un notaio”, “A una suora il suo rosario”, “A un bottone l’asola“). Allegro divertissement sul concetto di mancanza

“La prima volta (che sono morto)” (Cristicchi/Pari): La morte raccontata punto di vista di un defunto, che nell’aldilà incontra Chaplin (con cui passeggia: una cosa che l’attore non ha mai fatto nei suoi film…), Pertini (con cui gioca a briscola: anche qui, che originalità eh!) e il nonno partigiano che gli chiede: “Avete cambiato il mondo?“. Farà parecchio discutere il mondo cattolico il verso: “Non è vero che c’è il paradiso, il purgatorio e nemmeno l’inferno, sembra più una scuola serale, tipo un corso di aggiornamento“. Aspettiamo il testo completo, ma del resto Cristicchi non è nuovo a canzoni contro la chiesa, anche in incognito (“Prete”, messa in rete nel 2005 come Rufus), salvo poi per andare a cantare alla festa della Cisl. Chiusura di speranza: “Sarà per la prossima volta”.

Elio e le storie tese

“Dannati forever” (Elio e le storie Tese): I “condannati”, ovvero coloro che sono consapevoli di finire all’inferno, paragonato in rima a una giornata d’agosto “sulla Reggio Calabria – Salerno”, sono diverse categorie di persone: gli onanisti, i comunisti, i sodomiti, i moderati e gli esodati. “Sono troppi i peccati mortali che ho collezionato. Per esempio: fatto adulterio, mentito, rubato, continuamente pisello toccato“. Il brano sfotte anche le fedi (“Posso smaltire i peccati con il jogging?“). Ma anche qui sarà interessante leggere il testo per intero. Nonostante la par condicio, si dice anche “Pupupupu purtroppo vado all’inferno, cocococo cogli onanisti (…) tutti all’inferno anche il governo”. Il tutto accompagnato da un tripudio di strumenti musicali: nel 1996, anno del loro secondo posto con “La terra dei cachi” furono gli unici ad usare tutti quelli dell’orchestra, compreso il gong.

“La canzone mononota” (Elio e le storie Tese)“: Realmente scritta girando sempre attorno alla stessa nota (il “Do”), con continui cambi di accordi, voci, argomenti, stili di canzone sanremese. Gli elii citano Rossini, Dylan e “Tintarella di luna”, oltre al Jobim di “Samba di una nota sola”, accusato però di non aver avuto il coraggio di andare sino in fondo. Virtuosismo allo stato puro “Ma se neanche sei in grado di cantare la canzone monotona ti consiglio di abbandonare il tuo sogno di cantante”.

Max Gazzè

“Sotto casa” (Max Gazzè/Francesco Gazzè/Buzzanca): Ritmo alto a tempo di ska, ironia alta, ma anche un testo che farà discutere. Il dialogo perduto da ritrovare raccontato dal punto di vista di un “messaggero” (Testimone di Geova) che bussa a una porta per proporre la salvezza visto che nessuno gli apre, parla con la porta stessa. Gazzè se la prende con chi a suo dire bada più ai rituali religiosi che al resto. Aspettiamo anche qui il testo completo prima di dare un giudizio pieno.

“I tuoi maledettissimi impegni” (Max Gazzè/Francesco Gazzè/Buzzanca): Una storia d’amore con una donna in carriera e la necessità di doversi divincolare nella fitta agenda di lei. Il cantante si immagina di diventare il suo fermaglio, o di rimpicciolire per entrare nella borsetta e passare più tempo con l’amata. Ma anche soluzioni alternative perchè “Sei tu che mando giù nel petto quando mi getto vino in gola“.

Raphael Gualazzi

“Sai (Ci basta un sogno)” (Raphael Gualazzi): La voce è spiegata al massimo delle potenzialità e c’è un accenno di piano. Ballata d’effetto, con sprazzi di soul. Testo d’amore, a tratti con linguaggio forbito: “Per sopravvivere ci basta un sogno”, ma anche ”Volute velleità” e “Accidia immemore”.

“Senza ritegno” (Raphael Gualazzi):Un jazz con sfumature rock più leggero nel testo, su una società effimera che deve imparare a fidarsi dei suoi artisti. Aspettiamo il testo completo per capire come si incastra il verso: ”mentre imbianco l’uomo nero”. Piano in grande evidenza.

Marta sui Tubi

“Dispari” (Marta sui Tubi): Rock indipendente di buona fattura, alieno per il Festival. Parte e si conclude con un coro quasi gregoriano. Il testo cita il testo cita nel ritornello Oscar Wilde e i Sonic Youth, i Motorpsycho e Mallarmé e canta frasi tipo: “non soffro se mi sento solo, soffro se mi fai sentire dispari”, ma anche “non ti vergogni a mostrarti nuda come una cipolla che non sa far piangere”.

“Vorrei” (Marta sui Tubi): Archi e ritmica usati fuori dagli schemi, è una richiesta di perdono per un amore di cui ci si è accorti a tempo scaduto: ”Chiedo scusa alla pastorizia perché con la mia condotta ho umiliato la reputazione della pecora nera“. E la donna amata ha troppi amici su facebook. Non si può dire che non sia un testo originale.

Marco Mengoni

Bellissimo (Gianna Nannini/Pacifico Tagliapietra): Pop di livello, ritmata, musicalmente e vocalmente, in alcuni passaggi sembra quasi il brano di un musical per Broadway. Brano che mostra un Mengoni inedito, meno urlato e capace di arrivare dritto al cuore.

L’essenziale (Roberto Casalino/Mengoni/De Benedittis): Piano, chitarra e archi che entrano in ordine, per un brano che cresce nella armonia. Canzone d’amore in puro stile Casalino: ”Mentre il mondo cade a pezzi, io compongo nuovi spazi“.


Modà

“Come l’acqua dentro il mare (Francesco Silvestre): Balltata con quintali di zucchero Modà Style. Ad ovest niente di nuovo. Canzone dedicata al figlio, neoromanticismo allo stato puro: “Ricorda che l’amore a volte può far male/ma del mio non ti devi preoccupare”. Chitarra grande protagonista

“Se si potesse non morire” (Modà): Come allo specchio rispetto all’altra, qui l’arpeggio protagonista è di piano. Tonnellate di retorica, dentro il resto dello zucchero avanzato dall’altro pezzo: “E poi ti immagini se invece si potesse non morire e se le stelle si vedessero col sole”. Ma anche: “Se si potesse nascere ogni mese per risentire la dolcezza di una madre e un padre” e “Ti immagini se con un salto si potesse anche volare e con un abbraccio si potesse scomparire”, “Se anche i baci si potessero mangiare ci sarebbe un pò più amore e meno fame e non avremmo neanche il tempo di soffrire”. Aiuto.

Simona Molinari-Peter Cincotti

“Dr. Jekyll e Mister Hyde” (Lelio Luttazzi): Brano inedito del grande jazzista triestino scomparso tre anni fa, regalo alla Molinari della moglie di lui. Swing old style, in puro stile Luttazzi, ovviamente, tromba con la sordina e piano. Cincotti canta in italiano e qualcosa in inglese. Testo insolito: “Ti ho vista piangere precipitevolissimevolmente” E anche “Ma tu chi sei, probabilmente non lo sai, come non sappiamo tutti noi di essere mezzi matti, un poco dottor Jekyll e un poco Mr. Hyde”. Potrebbe essere uno dei tormentoni della rassegna.

“La felicità” (Molinari/Vultaggio/Cincotti/Avarello): Cincotti al piano, in una sfida con l’altro jazzista Gualazzi, sarà interessante. Parla di una storia d’amore finita e di una felicità perduta. Sfumature alla Carosone, ma anche l’occhio strizzato al folk e alla dance.

Maria Nazionale

“Quando non parlo” (Enzo Gragnaniello): Mediterranea nel sound e negli strumenti (c’è anche un bouzouki), ha dentro tutta l’anima di Napoli. Il testo invoca un “bisogno infinito di poesia” mentre “il mondo galleggia nella bugia“. E poi: “Quando non parlo e mi sto zitta, sono felice perchè avverto la presenza delle note e della musica”.

“E’ colpa mia” (Fausto Mesolella/Beppe Servillo): Voce e piano, molto napoletana, dal sapore antico, che strizza l’occhio alla chanson francese ma anche alle tradizioni melodiche e drammatiche del posto. L’unico brano cantato nel dialetto partenopeo, anche in funzione del testo, in cui la cantante ammette le proprie responsabilità di fronte a un sentimento spezzato: “O tiempo corre annanz’ a me nun resta tiempo pe sape’ si è colpa mia“.

Daniele Silvestri

“A bocca chiusa” (Daniele Silvestri): C’è la protesta sociale in questa ballata tipica romana (“Fatece largo che… passa il corteo, se riempino le strade“), che sta dalla parte di chi lotta ancora per il socialismo e la libertà con citazione di Gaber: ”Partecipazione certo è liberta ma è pure resistenza”. Racconto appassionato di una manifestazione politica per le strade di Roma.

“Il bisogno di te” (Daniele Silvestri): Canzone sulla dipendenza amorosa, più leggera, molto radiofonica, che a tratti somiglia a quella “Salirò” anch’essa sanremese, che l’ha reso celebre.




http://euromusica.wordpress.com/2013/01/28/sanremo-2013-ecco-di-cosa-parlano-le-canzoni-dei-big-ed-i-nomi-dei-giurati/

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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Mer Gen 30, 2013 12:40 pm

Marco Mengoni sfida Ariston e critica per la vittoria a Sanremo

Si è fatto conoscere al grande pubblico grazie alla partecipazione alla terza edizione italiana di X Factor nel 2009, conquistando una vittoria indiscussa che solo in pochi altri casi è riuscita a mettere d’accordo critica e pubblico come in questo caso. Nato e cresciuto a Ronciglione, paese alle porte di Viterbo, in poco più di tre anni Marco Mengoni ha scalato le vette delle classifiche e della popolarità, diventando a tutti gli effetti uno degli artisti più interessanti degli ultimi anni. Voce incredibile, che riesce a toccare note difficili persino per le donne, ma colorata di profondi riflessi scuri allo stato naturale, per finire in bassi pieni, rotondi, avvolgenti. Ha da poco conquistato il titolo di Miglior Tour Italiano 2012 ai nostri MelodicaMente Awards con il “Tour Teatrale 2012″, nel quale ha dimostrato ancora una volta come il live sia la sua dimensione, l’energia del pubblico il suo ossigeno.

Road To Sanremo 2013

Per Marco Mengoni Sanremo 2013 rappresenta la possibilità di un riscatto rispetto alla sua precedente partecipazione all’edizione del 2010, in cui si classificò terzo alle spalle di Valerio Scanu e del trio Pupo-Principe -Canonici con il brano “Credimi ancora”, che gli era valso il soprannome di Re Matto.

Questa volta arriva al Festival più preparato, consapevole del frullatore mediatico in cui verrà trascinato. “Bellissimo”, pezzo scritto per lui da Gianna Nannini assieme a Pacifico, non era stato inizialmente pensato per essere proposto a Sanremo: un pezzo pop rock, ritmato, che mette in gran risalto la sua vocalità. Si contrappone a questa energia “L’Essenziale”, seconda canzone in gara: una ballata scritta dallo stesso Mengoni assieme a Casalino e De Benedittis, che riuscirà a far emergere ancora una volta le forti doti interpretative di questo giovane artista.

Le prime opinioni dei critici sui due brani proposti da Mengoni sono state contrastanti e caratterizzate da reazioni agli antipodi: da un lato troviamo chi lo accusa di aver presentato brani tendenti al banale, di interpretarli in modo eccessivamente distaccato e di dover ringraziare Gianna Nannini per il pezzo che gli ha donato, senza il quale non avrebbe fatto molta strada. Dall’altro Marco viene lodato per la scelta di non puntare su quelle note alte che lo hanno reso celebre, bensì di mettere in evidenza le note profonde più basse (vero gioiello di questo artista) nonché di aver dato vita a potenziali hit, in particolare la sua “L’Essenziale”. Ma se c’è un punto fermo in tutta questa vicenda è l’affetto che il pubblico nutre per lui, un pubblico che crede in lui ed è pronto a sostenerlo ad ogni costo.

Anche in questa edizione del 2013, così come al primo Festival di Sanremo cui ha preso parte, Marco Mengoni sarà accompagnato e diretto dal Maestro Fabio Gurian.

http://www.melodicamente.com/marco-mengoni-sfida-ariston-critica-vittoria-sanremo/
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Re: Festival Rassegna web

Messaggio Da Deianira il Mer Gen 30, 2013 2:37 pm

Sanremo 2013, Linus promuove gli ex dei talent: "Mengoni il miglior cantante italiano del decennio"

Ecco le dichiarazioni a Chi del direttore di Radio Deejay che commenta il cast dei Big del Festival della canzone italiana e promuove quelli in arrivo da X Factor o Amici.

"Una scelta artistica molto credibile, di qualità, per certi versi anche coraggiosa": il direttore di Radio Deejay, Linus, commenta così, in un'intervista al settimanale Chi il cast di Big del 63° Festival di Sanremo, in onda su Rai1 dal 12 al 16 febbraio.

Esclusi dalla gara evergreen cantanti come Al Bano e sdoganati Almamegretta e Marta sui Tubi: "Le due cose non sono in contrapposizione, è un paragone estremista. I Marta ci sarebbero stati in ogni caso, come ci sono stati in passato esponenti della musica indipendente tipo Afterhours, Avion Travel, Marlene Kuntz. Magari Al Bano ha dovuto lasciare spazio a Marco Mengoni. Anche se rinunciare all'ugola d'oro di Cellino San Marco poteva rivelarsi un autogol in termini di ascolti: per questo la 'volpe' di Fazio ha invitato lui, Ricchi e Poveri e Toto Cutugno come ospiti speciali".

Troppe nuove proposte tra i Big? "Con questo ragionamento abbiamo ammazzato due generazioni di emergenti. Se vedi la lista dei cantanti di Italia loves Emilia, che racchiude i Big della nostra musica, non c'era quasi nessuno sotto Jovanotti, che ha 47 anni. Il mercato italiano è in difficoltà, una volta si diceva under 30, ora si dice under 40. Essere giovani a Sanremo è fin troppo facile".

Sui cantanti provenienti dai talent show: "Mengoni è il miglior cantante italiano degli ultimi 10 anni e la sua canzone è scritta dalla Nannini. Chiara Galiazzo è un talento assoluto e il fatto che arrivi da un talent è puramente casuale. Annalisa Scarrone è una che canta, l'etichetta del talent se l'è già tolta".

Come sembrano lontani i tempi in cui chi era stato ad Amici (soprattutto) o X Factor non aveva "diritto di cittadinanza" nella sua emittente.

http://realityshow.blogosfere.it/2013/01/sanremo-2013-linus-promuove-gli-ex-dei-talent-mengoni-il-miglior-cantante-italiano-del-decennio.html
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Deianira
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Re: Festival Rassegna web

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